A Roma il reddito medio cresce solo sulla carta. Sulla base dei dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alle dichiarazioni presentate nel 2025, il reddito medio è passato da 27.525 euro nel 2019 a 31.868 euro nel 2024, pari a un aumento del 15,8%. Deflazionando il valore complessivo dichiarato, però, il reddito reale risulta inferiore del 2,3% rispetto al 2019.
"Il reddito medio a Roma è passato dai 27.525 euro del 2019 ai 31.868 euro del 2024, sulla base dei dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alle dichiarazioni fiscali presentate nel 2025. Un aumento del 15,8% che, però, esiste solo sul piano nominale dei redditi dichiarati. Se si deflaziona il reddito complessivo dichiarato a Roma, infatti, il suo valore reale risulta inferiore del 2,3% rispetto al 2019.
La maggior parte del reddito dichiarato a Roma continua a provenire da lavoro dipendente e assimilati e da pensioni. Nel 2024 queste due componenti valgono complessivamente 51,5 miliardi di euro, pari all’82,4% del reddito complessivo dichiarato. Le persone che dichiarano redditi da lavoro sono passate da 1.079.330 a 1.148.847, quasi 70 mila in più. Il numero delle pensionate e dei pensionati resta invece pressoché invariato.
Il reddito medio da lavoro dipendente è pari a 29.538 euro, mentre quello di chi percepisce una pensione è pari a 29.924 euro. Tuttavia, negli ultimi anni, la perdita di potere d’acquisto è stata di circa 4.400 euro, una cifra superiore alla crescita dei redditi medi nominali registrata dal 2019 a oggi”. Così, in una nota, il segretario generale della CGIL di Roma e del Lazio Natale Di Cola.
Il quadro dei redditi nel Comune di Roma
L’ossatura del reddito nella Capitale resta lavoro e pensioni. Nel 2024 queste voci valgono 51,5 miliardi di euro, l’82,4% del totale dichiarato. Le persone con redditi da lavoro sono salite da 1.079.330 a 1.148.847, quasi 70 mila in più, mentre il numero di pensionate e pensionati è rimasto sostanzialmente stabile.
I valori medi confermano la pressione sul potere d’acquisto. Il reddito medio da lavoro dipendente è pari a 29.538 euro e quello da pensione a 29.924 euro. La perdita cumulata di potere d’acquisto è stimata in circa 4.400 euro, una cifra superiore all’incremento dei redditi medi nominali registrato dal 2019.
Effetti dell’inflazione sui redditi più bassi
L’inflazione da profitto, concentrata su beni essenziali come alimenti ed energia, ha inciso in modo diseguale. Per chi dichiara meno di 15.000 euro, cibo e utenze pesano fino al 40% del paniere e l’inflazione cumulata ha compresso il reddito del 20%, più del doppio rispetto a chi supera 120.000 euro.
Spostamenti nelle fasce e soglie nominali
Il calo dei contribuenti fino a 15.000 euro non equivale a un miglioramento. La platea è scesa da 699 mila persone nel 2019 (37,6%) a 591 mila nel 2024 (31,2%). Nella fascia 0-10.000 euro il reddito medio nominale è diminuito da 4.482 a 4.406 euro, mentre tra 10 e 15 mila euro è rimasto quasi fermo, da 12.442 a 12.501 euro. La natura nominale delle soglie fiscali spinge inoltre i contribuenti verso scaglioni più elevati, con maggiore pressione, minori detrazioni e possibile perdita di sostegni che non vengono rivalutati con l’inflazione.
L’appello della Cgil a Roma e nel Lazio
"Domani in occasione degli incontri con il Comune di Roma e la Regione Lazio, convocati su nostra sollecitazione, sui temi del caro vita e della crisi anche alla luce di questi dati ribadiremo l’urgenza di misure a tutela del potere d’acquisto dei redditi da lavoro e pensione, a partire dal superamento delle maggiorazioni sulle addizionali regionali e comunali IRPEF" conclude Di Cola.
