Gli agenti della Polizia di Stato della Divisione Anticrimine di Roma hanno portato a termine un'importante operazione con la confisca definitiva del patrimonio di un soggetto affiliato a una potente cosca calabrese. L'azione rientra nell'ambito dell'operazione "Ragnatela", che ha permesso di sequestrare unità immobiliari, disponibilità finanziarie e due preziose zanne di avorio elefantino. Questo colpo alla criminalità organizzata rappresenta un significativo passo nella lotta contro l'accumulo illecito di beni da parte delle mafie.
L'operazione Ragnatela
L'operazione "Ragnatela", iniziata circa tre anni fa, ha visto gli esperti della Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali della Questura di Roma indagare sulla posizione economico-patrimoniale di due individui, esponenti di spicco della criminalità organizzata.
Tra questi, un calabrese stabilitosi nella zona dei Castelli Romani, affiliato a una pericolosa cosca della 'ndrangheta, operante nel mandamento tirrenico sotto il controllo di una nota famiglia di Gioia Tauro.
Le indagini hanno permesso di ricostruire una vasta rete di attività illecite, tra cui bancarotta fraudolenta e intestazioni fittizie di beni, con lo scopo di eludere le leggi e agevolare operazioni criminali.
Il sequestro: tre immobili e zanne d'avorio elefantino
Il Tribunale di Roma, sulla base della proposta del Questore avanzata nel marzo 2021, ha inizialmente disposto il sequestro di un ingente patrimonio riconducibile agli indagati.
Successivamente, nel maggio 2023, è stata ordinata la confisca definitiva di un compendio patrimoniale del valore di oltre 3 milioni di euro.
Tale patrimonio comprende tre unità immobiliari nel Comune di Gioia Tauro, disponibilità finanziarie su un conto corrente e due zanne di avorio elefantino, per un valore complessivo superiore a 160.000 euro.
Nonostante i tentativi di opposizione legale, il provvedimento di confisca è stato confermato dalla Corte d'Appello di Roma, che il 9 maggio 2024 ha respinto il ricorso dei soggetti coinvolti.
Il provvedimento è divenuto definitivo per il soggetto calabrese il 24 settembre 2024, mentre l'altro individuo ha deciso di presentare ricorso in Cassazione. La confisca sancisce una significativa sproporzione tra le fonti di reddito lecite e le proprietà accumulate illegalmente dal soggetto legato alla cosca di Castellace di Oppido Mamertina, la cui famiglia ha legami con il noto boss Rocco Molè, assassinato nel 2008.