Nel Lazio i casi di positività al West Nile salgono a 93, con un incremento di otto unità in una settimana. Secondo l’ultimo bollettino congiunto dell’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani e della Regione Lazio, pubblicato mercoledì 16 settembre, nella provincia di Latina non si registrano nuovi contagi negli ultimi sette giorni.
Il quadro regionale
Le province di Roma e Latina restano le aree più coinvolte. Nell’ultima settimana tutti i nuovi positivi sono stati individuati in provincia di Roma, che arriva a 56 casi totali. Le zone maggiormente interessate sono quelle della Asl Roma 1 con 17 casi e della Asl Roma 5 con 15. Seguono la Asl Roma 2 con 9 contagi, la Asl Roma 6 con 8 e la Asl Roma 3 con 7.
La situazione nelle altre province
Nel territorio pontino i contagi restano 32. In provincia di Viterbo i casi sono tre, mentre in provincia di Frosinone se ne contano due. Nessun caso è stato rilevato nel Reatino.
Sintomi e donazioni di sangue
Sul fronte clinico, 48 pazienti hanno manifestato una sintomatologia neuroinvasiva, la forma più severa. In 39 casi si è trattato di sola febbre, mentre sono sei le positività emerse tra i donatori di sangue. Nel Lazio sono stati inoltre accertati due casi di Usutu virus in due donatori.
Il contesto nazionale e le cause
Secondo l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità (aggiornamento al 9 settembre), i casi in Italia sono 594, in aumento rispetto ai 521 del precedente bollettino. A spiegare il quadro è l’epidemiologo del Campus Bio-Medico Massimo Ciccozzi: “Il nostro Paese ormai detiene il primato europeo per numero di infezioni e ampiezza geografica, probabilmente anche a causa dei cambiamenti cimatici e delle rotte migratorie degli uccelli, che sono il serbatoio del West Nile virus”, ha dichiarato a LaSalute di LaPresse Massimo Ciccozzi, epidemiologo del Campus Bio-Medico. “La forte diffusione di questo virus in Italia – aggiunge lo specialista – non è casuale ma è strettamente collegata a fattori climatici, ecologici e geografici: il West Nile Virus è ormai considerato endemico in Italia dal 2008. Il fatto è che nel nostro Paese ormai c’è un habitat ideale per gli uccelli selvatici, che hanno scelto località per svernare e riprodursi stabilmente anno dopo anno. La presenza di specchi d’acqua, risaie e fiumi agevola la coesistenza tra le popolazioni di uccelli serbatoio e le zanzare. Inoltre l’innalzamento delle temperature medie estive (stabilmente sopra i 25°C) e l’alternanza di piogge intense a periodi di caldo-umido accelerano drasticamente il ciclo riproduttivo di questi insetti e lo sviluppo biologico del virus al loro interno”.