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Viterbo, trent’anni di clima che cambia: i dati parlano

Viterbo, trent’anni di clima che cambia: i dati parlano

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Viterbo ha conosciuto in tre decenni un mutamento climatico netto che i residenti percepiscono nella vita quotidiana. Inverni meno rigidi, estati più lunghe e ventilazione ridotta hanno trasformato il profilo meteorologico della città e della provincia nel cuore del Lazio. I dati incrociati del Sole 24 Ore confermano questa percezione, descritta da molti come "saudade" viterbese per stagioni più regolari.

Il quadro emerso dai dati

Dal 1996 a oggi si osserva una svolta misurabile in tutti i principali indicatori. Le medie stagionali si sono spostate verso condizioni più calde e secche, mentre alcuni fenomeni tipici del passato risultano in drastico calo. L’analisi mette in luce come i segnali del cambiamento climatico siano ormai strutturali nel capoluogo e nei comuni della provincia.

Ondate di calore in forte aumento

Il salto più evidente riguarda le temperature massime estive. Trent’anni fa la media delle giornate consecutive oltre i 30 °C era di circa sei o sette all’anno. Oggi i monitoraggi sul benessere climatico indicano una media di 17,6 giorni consecutivi, con un incremento che di fatto triplica la durata delle ondate di calore su Viterbo e sul territorio provinciale.

Piogge meno frequenti e più intense

Il regime delle precipitazioni mostra un netto ridimensionamento della frequenza. Nel 1996 si contavano in media 85 giorni di pioggia all’anno, distribuiti tra autunno, inverno e primavera. Nelle rilevazioni più recenti il totale annuo scende sotto 60 giorni. La diminuzione dei giorni piovosi si accompagna a fenomeni più concentrati, con temporali brevi e violenti alternati a periodi prolungati di siccità.

La nebbia quasi scomparsa

Un’altra trasformazione riguarda la nebbia, un tempo frequente nella conca viterbese e sulle aree collinari. Alla fine degli anni Novanta si registravano in media 25 giornate con scarsa visibilità. Oggi il fenomeno si è ridotto a meno di cinque giornate all’anno, complice l’aumento delle temperature minime e il diverso equilibrio dell’umidità atmosferica.