Ricerca nel Sito

Vigilantes Banca d’Italia in sciopero: senza stipendio e buoni pasto

Vigilantes Banca d’Italia in sciopero: senza stipendio e buoni pasto

immagine di repertorio (foto da Pixabay)

Senza stipendio né buoni pasto: entrano in sciopero i vigilantes a protezione di Banca d’Italia. La protesta nazionale riguarda anche le lavoratrici e lavoratori di Roma: "Condizioni ormai insostenibili"

Vigilantes Banca d’Italia in sciopero: il motivo

Inadempienze contrattuali, con stipendi e buoni pasto in ritardo e l'errata contabilizzazione delle buste paga e negli appalti che soffrono di più anche la sospensione della licenza per operare come istituto di vigilanza: i sindacati di categoria sono convinti che le “insostenibili” condizioni di lavoro a cui sono sottoposti le lavoratrici e i lavoratori della Pegaso Security Spa, l’azienda di sicurezza, necessiti di interventi. Per questo lunedì 31 marzo è stato proclamato lo sciopero nazionale.

Anche i dipendenti di Roma, più o meno duecento, sono pronti ad incrociare le braccia. Rischiano di rimanere vuote le guardiole dei vigilantes a Banca d’Italia, l’appalto romano più rilevante della Pegaso. Idem per altri istituti bancari e in numerose utenze stradali.

Un quadro complesso al quale si è aggiunto il silenzio di Pegaso Security, che all'ultimo incontro tra le parti ha presentato solo la sua rappresentanza legale senza dare, a quanto risulta, risposte alle comunicazioni di inadempienze inviate dalle organizzazioni sindacali. Silenzio anche di fronte all'avvio della procedura di raffreddamento, il 5 marzo scorso.

Leggi anche: Sciopero trasporti, altro venerdì nero per i pendolari

“Pegaso Security Spa è ormai un'azienda allo sbando con evidenti difficoltà di gestione economico finanziaria - hanno dichiarato Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs - provate anche dal fatto che non retribuisce numerosi lavoratori da mesi, che ha subito nei mesi scorsi un sequestro preventivo da parte dell'autorità giudiziaria e da ultimo anche la sospensione della licenza ad operare quale istituto di vigilanza in diverse province italiane. I dipendenti sono stufi delle continue promesse non mantenute e dicono basta".

Da qui lo sciopero del 31 marzo. “Lavoratrici e lavoratori chiedono di ricevere puntualmente il giusto stipendio che spetta loro, di vedere contabilizzate correttamente le loro competenze senza essere costretti a chiederne la revisione, di non incorrere nell'interruzione del lavoro per la sospensione della licenza dell'azienda e di lavorare con mezzi idonei alla salute e alla sicurezza”.