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Via Crucis al Colosseo: Leone XIV porta la croce e richiama alla pace

Via Crucis al Colosseo: Leone XIV porta la croce e richiama alla pace

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Roma – Alle 21,15 del Venerdì Santo la Via Crucis al Colosseo vedrà Leone XIV portare personalmente la Croce in tutte le quattordici stazioni. È un gesto dal forte valore spirituale e civile, accompagnato da un messaggio netto sulla guerra e sull’uso del potere: «C'è chi crede di avere un'autorità senza limiti, e di poterne abusare».

Il gesto al Colosseo

Per la prima volta dal 1964, quando Paolo VI riprese una tradizione avviata nel 1750, un Pontefice percorrerà tutte le stazioni con la Croce al Colosseo. In passato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI l’avevano fatto alla prima e all’ultima stazione. Il Papa ha spiegato il significato dell’iniziativa, sottolineando la dimensione universale della sofferenza: «per dire che Cristo ancora soffre, e porto tutte queste sofferenze anche io nelle mie preghiere».

Le parole e i testi della Via Crucis

Alla prima stazione, davanti a Pilato, risuonerà un ammonimento che lega fede e responsabilità pubblica: «Anche oggi c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti e pensa di poterne usare e abusare a proprio piacimento». I testi sono stati affidati a padre Francesco Patton, Custode di Terrasanta dal 2016 al 2022, successore di Pierbattista Pizzaballa, e richiamano il dolore di tutte le guerre, in particolare del conflitto in Medio Oriente iniziato con l’attacco di Usa e Israele all’Iran. Centrale il richiamo alla responsabilità di chi detiene il potere: «Francesco d’Assisi, che ha semplicemente cercato di seguire le tue orme, ci ricorda che ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla».

I contatti con Herzog e Zelensky

La mattina del Venerdì Santo, dalla Città del Vaticano, Leone XIV ha sentito il presidente israeliano Isaac Herzog e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, rilanciando il dialogo diplomatico. Con Israele, ha riferito la Santa Sede, «è stata ribadita la necessità di riaprire tutti i possibili canali di dialogo diplomatico, per porre fine al grave conflitto in corso, in vista di una pace giusta e duratura in tutto il Medio Oriente» e «Ci si è soffermati sull’importanza di proteggere la popolazione civile e di promuovere il rispetto del diritto internazionale e umanitario». Con Kiev «è stato rinnovato l’auspicio che, con l’impegno e il concorso della comunità internazionale, si possa giungere quanto prima alla cessazione delle ostilità e a una pace giusta e duratura», con attenzione a «l’urgenza di assicurare gli aiuti necessari alla popolazione provata dal conflitto» e agli «sforzi per la liberazione dei prigionieri».