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Uno degli avversari di Sinner durante Wimbledon 2026 è un giocatore... autistico!

Uno degli avversari di Sinner durante Wimbledon 2026 è un giocatore... autistico!

Fonte: Pexels

Non tutti sanno che tra gli avversari che Jannik Sinner ha incontrato nel corso di Wimbledon 2026 c'è un Jenson Brooksby, tennista statunitense classe 2000, e primo professionista ad aver pubblicamente raccontato la sua diagnosi di autismo di grado severo, quasi un unicum nel mondo dello sport ad altissimo livello.

Quella di Brooksby è stata una scelta molto coraggiosa, specie in uno sport individuale e mediaticamente esposto come il tennis, dove raramente gli atleti scelgono di condividere aspetti così personali della propria vita. Il giocatore americano, però, ha scelto di trasformare quella che avrebbe potuto restare una fragilità privata in un punto di forza pubblico, arrivando a definire il proprio autismo come il suo vero superpotere.

L’elevata curiosità della vicenda da un punto di vista pubblico inoltre ci aiuta anche a capire quanto si stia modificando il mondo dello sport e come questo stia imparando, lentamente, a fare spazio a narrazioni diverse da quelle standard, capaci di intercettare l'attenzione anche di chi segue trasversalmente le vicende sui siti scommesse o sui social media.

Un talento cresciuto in garage e la scelta di raccontarsi

Originario di Sacramento, in California, Jonson Brooksby ha iniziato a giocare a soli quattro anni nel garage di famiglia e viene seguito fin da giovanissimo dal maestro Joseph Gilbert, figura che lo accompagnerà per tutto il percorso verso il professionismo. Sul campo, Brooksby si è costruito una reputazione di giocatore atipico rispetto agli standard del circuito moderno: il suo stile è definito come uno di grande varietà tattica, con tanti cambi di ritmo e come un giocatore dall’elevata intelligenza di gioco, capace di mettere in difficoltà avversari tecnicamente più dotati.

Durante il corso del 2023, durante un periodo di stop, Brooksby ha scelto di rendere pubblica la propria condizione di salute, cosa che lo ha reso il primo tennista professionista a dichiarare di convivere apertamente con l’autismo, aprendo di conseguenza il dibattito su un aspetto dello sport professionistico ancora poco esplorato: quello della neurodivergenza.

Probabilmente non poteva immaginare che, nel giro di qualche anno, sarebbe finito per diventare un modello di ispirazione per tantissimi.

Una scelta che ha pagato in maniera positiva?

Nel racconto pubblico di Brooksby a far sorprendere in maniera positiva è la prospettiva con la quale ha dichiarato di affrontare la propria condizione; il giocatore infatti ha dichiarato di considerare il suo autismo come un punto di forza, glissando completamente sulle difficoltà che solitamente si associano alla condizione.

Da quel momento, inoltre, Brooksby ha dichiarato di aver ricevuto numerosi messaggi da persone nello spettro che lo vedono come un modello di riferimento, capace di dimostrare come una simile condizione non debba necessariamente essere un limite alla propria realizzazione professionale, nemmeno in uno sport fisicamente e mentalmente esigente come il tennis quando è giocato ad altissimi livelli.

Al resto della storia ha pensato direttamente lui sul campo: durante il corso del 2025 è tornato a competere ad alti livelli, sorprendendo tutti con la vittoria del titolo ATP di Houston, titolo ottenuto sconfiggendo avversari estremamente competitivi come Tommy Paul o Frances Tiafoe, momenti che sono coincisi con il ripresentarsi in maniera molto più costante del suo nome all’interno delle scommesse sportive.

Questa storia, ancora prima che sportiva, è un esempio concreto del potere salvifico dello sport, capace di normalizzare le narrazioni rimaste ai margini all’interno di contesti di successo: speriamo che il suo rilancio sia il primo di una categoria finora rimasta sempre ai margini del discorso.