A un anno dalla scomparsa di Papa Francesco, Roma si prepara a un momento di raccoglimento e verifica dell’eredità del suo pontificato. Domani pomeriggio, 21 aprile, nella Basilica di Santa Maria Maggiore – luogo scelto dallo stesso Bergoglio per la sepoltura – verrà svelata una lapide commemorativa. Papa Leone non sarà presente perché in Africa, ma in basilica verrà letto un suo messaggio, nel segno della memoria dell’«amato predecessore».
Le celebrazioni a Santa Maria Maggiore
La basilica che custodisce la tomba in marmo bianco di Francesco, realizzata grazie al lascito di un benefattore rimasto anonimo, è il teatro delle celebrazioni e del ricordo del profondo legame con la Salus Populi Romani. Davanti a quell’icona Bergoglio si è fermato in preghiera 126 volte, prima e dopo i suoi viaggi apostolici. Sulla nuova lapide si leggerà: «Francesco Sommo Pontefice che sostò 126 volte in devota preghiera ai piedi della Salus Populi Romani per sua volontà riposa in questa Basilica Papale, 26 aprile 2026, Primo anniversario della morte». La scelta del testo fissa nel marmo una devozione che ha segnato l’intero ministero di Francesco.
L’eredità di un pontificato
Nei dodici anni di pontificato, Francesco ha inciso su piani teologico, pastorale, sociale e simbolico. Termini come sinodalità, misericordia ed ecologia integrale sono entrati nel lessico ecclesiale. La loro traduzione in strutture stabili, però, resta in corso: il processo sinodale non ha ancora definito un modello condiviso e irreversibile di governance, mentre il dibattito tra sensibilità diverse rimane acceso. I settori più liberal temono una progressiva «normalizzazione» del lascito, soprattutto sui temi delle donne e della sinodalità. Intanto, iniziative come Scholas Occurrentes e le celebrazioni nel mondo mostrano una memoria viva nei contesti popolari.
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La linea di Leone XIV
In questo quadro si inserisce Leone XIV, impegnato a ricomporre una Chiesa polarizzata. I suoi primi segnali vanno nella direzione della continuità, con il richiamo all’Evangelii Gaudium e il rilancio dei documenti del Concilio Vaticano II, in uno stile meno dirompente e più orientato al consolidamento. La domanda di fondo resta aperta: la Chiesa ha davvero interiorizzato la “conversione pastorale” voluta da Francesco o ne custodisce soltanto il ricordo? Il primo anniversario segna l’avvio della prova più impegnativa: rendere quell’eredità operativa, oltre la memoria.