Due giovani, entrambi originari dell’hinterland partenopeo, sono stati arrestati dagli agenti della Polizia di Stato del IX Distretto Esposizione con l’accusa di truffa aggravata in concorso. Secondo quanto ricostruito, avrebbero messo in atto un copione studiato nei dettagli: una serie di telefonate per separare i coniugi e un finto emissario, presentatosi come “assistente del giudice”, incaricato di ritirare i preziosi custoditi in casa.
L’auto sospetta e il pedinamento
A far scattare l’attenzione degli investigatori è stata un’auto a noleggio ferma in zona Roma 70, nei pressi di largo Bacigalupo, con a bordo un giovane in apparente attesa. Pochi istanti dopo, un secondo uomo è uscito in fretta da un condominio vicino ed è salito sul veicolo. Il movimento coordinato ha spinto gli agenti a seguirli.
Durante il tragitto, il passeggero si sarebbe cambiato d’abito sui sedili posteriori, nel tentativo di disfarsi degli indumenti usati per la messinscena. Il controllo è scattato subito dopo: nascosto negli slip di uno dei due è stato trovato un involucro con monili in oro e argento, collane di perle, orecchini e altri preziosi.
Il raggiro: le telefonate e la visita alla porta
Ripercorrendo i passaggi, gli agenti sono tornati al condominio e hanno rintracciato la coppia vittima del raggiro. La trama, stando agli accertamenti, avrebbe avuto una regia telefonica precisa. Un interlocutore, spacciandosi per appartenente all’Arma dei Carabinieri, avrebbe convinto il marito a recarsi nella zona del Palazzo dell’Anagrafe con il pretesto di una presunta clonazione della targa, tenendolo impegnato al telefono per allontanarlo da casa.
Subito dopo, la moglie, rimasta sola, sarebbe stata contattata da un altro complice, che le avrebbe riferito del coinvolgimento del marito in una rapina in gioielleria e della necessità di consegnare i gioielli di famiglia per alleggerirne le responsabilità. A completare la messinscena sarebbe arrivato alla porta il sedicente “assistente del giudice” per ritirare il cofanetto con i preziosi.
L’intervento e la convalida
La catena del raggiro, costruita al telefono e perfezionata porta a porta, è stata interrotta dagli investigatori del IX Distretto Esposizione prima che il bottino sparisse. I due sono stati arrestati e sono ora gravemente indiziati, in concorso tra loro, del reato di truffa aggravata. L’operato della Polizia di Stato è stato convalidato dall’Autorità Giudiziaria.