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Tredicenne morto a Roma: i punti oscuri sul possesso di armi

Tredicenne morto a Roma: i punti oscuri sul possesso di armi

POSSESSO ARMI

Non ce l’ha fatta il tredicenne colpito alla testa da un proiettile partito dalla pistola del fratello che stava maneggiando in casa. Il giovane è morto questa mattina all'ospedale San Camillo, dov’era arrivato in condizioni critiche nella tarda serata di sabato.

Un incidente fatale, avvenuto nel giro di pochi minuti, mentre il tredicenne si trovava da solo in camera e il padre era in un’altra stanza. Sono molto i punti oscuri della vicenda su cui indaga la squadra mobile. Il primo punto da chiarire è se l’arma da cui è partito il colpo fosse effettivamente smontata, come riferito dai familiari, o se sia stata lasciata incustodita e alla portata del tredicenne.

Il caso accende di nuovo il dibattitto sul possesso legale di armi da fuoco in casa. I controlli, per accedere all’arma e durante il possesso, sono sufficienti a garantire la sicurezza?

“La normativa sulla regolamentazione del rilascio del porto d'armi in Italia presenta alcune criticità. La prima riguarda il certificato anamnestico, ovvero quello emesso dal proprio medico curante, in cui si attesta che il soggetto non ha problematiche di tipo psichiatrico né tossicodipendenze. Tuttavia, questo certificato viene rilasciato senza l'obbligo di alcun esame tossicologico o psichiatrico, il che rappresenta già una grossa criticità”, dice a Radio Roma Gabriella Neri, presidente dell’associazione Ognivolta.

E ancora: “La seconda riguarda la licenza ad uso sportivo, che consente il possesso di tre armi comuni, dodici armi da sparo e un numero illimitato di armi da caccia. Questa licenza ha una durata di cinque anni, durante i quali un soggetto può subire traumi o sviluppare problematiche. Sono davvero tanti i casi in cui ciò può accadere”.

Conclude Neri: “Un’altra criticità è l’assenza di uno scambio di informazioni tra le strutture sanitarie e le autorità di polizia che rilasciano il porto d’armi. Se un soggetto accede a una struttura sanitaria con un TSO, o per problematiche di tipo psichiatrico, non è previsto un meccanismo automatico di comunicazione tra le due parti. Nel momento in cui una persona viene presa in carico da una struttura psichiatrica, dovrebbe scattare immediatamente un alert e una comunicazione all’autorità di polizia. In tal caso, se il soggetto è in possesso di un’arma, dovrebbe essere disposta la sospensione del porto d’armi e il ritiro dell’arma stessa. Queste falle nel sistema consentono purtroppo di detenere legalmente un’arma anche a soggetti con problematiche psichiche rilevanti. In questi casi, la presenza di un’arma in casa può trasformarsi in un pericolo concreto e provocare tragedie, come quella del tredicenne di cui abbiamo tristemente appreso dai recenti fatti di cronaca”.