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Trastevere, residenti contro gli studenti della John Cabot. La replica del presidente dell'ateneo

La malamovida di Trastevere è, secondo i residenti, anche colpa degli studenti della John Cabot University, ateneo americano situato nel cuore del quartiere trasteverino. Uno dei più rinomati della Capitale. L’accusa è di avere poco rispetto per chi vive nella zona: tra urla, schiamazzi e musica fino a tarda notte la situazione per i residenti sta diventando ingestibile.

Trastevere, le testimonianze

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Gianfranco Caldarelli, presidente dell’associazione «Trastevere Attiva» afferma: “Purtroppo la vivibilità di Trastevere è ai limiti: per questo stiamo per iniziare un programma di mediazione con le università, con cui a breve prenderemo contatti. In più, stiamo chiedendo alle istituzioni di implementare la sicurezza nel quartiere e agli esercenti di limitare la vendita di alcol a minori e nelle ore notturne. Poi, con il progetto “Bevo, anche no?” vogliamo agire a monte, per il recupero dei giovani dall’alcol, il cui abuso sta toccando livelli allarmanti”.

Secondo un residente della zona intervistato dal Corriere della Sera “la situazione sta diventando insostenibile perché questi ragazzi sembrano senza freni. Si ubriacano e non hanno alcun rispetto per noi vicini. Rispondono ai nostri reclami con insulti e alzando il volume. Anche le forze dell’ordine sembrano non intimorirli affatto, così siamo anche restii a denunciare”.

Trastevere, la risposta di Pavoncello

Sempre al Corriere della Sera, ha parlato Franco Pavoncello, presidente della John Cabot: “Sono sconcertato. Non me lo aspettavo. Trastevere la sera è molto frequentata, un punto di ritrovo per giovani provenienti da ogni quartiere di Roma. Il problema non sono gli studenti della John Cabot University, ma le 15mila persone che affollano i locali di ponte Sisto o di piazza Trilussa”.

Ha aggiunto: “La maggior parte degli iscritti è costituita da donne. E difficilmente si mettono a fare risse. Nelle settimane scorse non sono stati certo i nostri studenti a entrare nei condomini della zona o dare fuoco ai portoni. Inoltre loro non vivono in via Bertani, quindi perché additarli?”.

Sui possibili problemi avuti in passato con gli studenti: “In passato ci sono stati degli episodi, certo. Ma siamo sempre intervenuti. Sono ragazzi, generalmente bravi ragazzi, che vengono qui per studiare. Come gli altri quasi 15mila, di altri 70 programmi universitari, che arrivano a Roma dagli Stati Uniti per seguire il loro percorso formativo. Nella Capitale non ci sono solo gli studenti della John Cabot”.