Francesco Totti torna a parlare della maglia numero 10 e del suo valore per la Roma, svelando un episodio finora inedito legato all’arrivo di Paulo Dybala nella Capitale. Nel volume autobiografico Oltre, l’ex capitano giallorosso ripercorre i passaggi che portarono il club a valutare la consegna del numero più iconico della storia romanista all’attaccante argentino, spiegando i motivi del suo rifiuto.
Il racconto nell’autobiografia
Nel nuovo libro, Totti affronta il nodo simbolico della 10 con un passaggio che si concentra sulla richiesta informale arrivata dalla società all’indomani dello sbarco di Dybala a Roma. Il riferimento è a una possibile investitura pubblica, con l’ex capitano chiamato a fare da tramite nella consegna. Una proposta che, come chiarisce lo stesso Totti, non è mai stata per lui una questione personale con il giocatore, ma un tema di identità e continuità con la storia del club.
La richiesta del club e la risposta di Totti
L’ex numero 10 riporta così il messaggio ricevuto per vie indirette dal club: “Quando Paulo è sbarcato a Roma, la società per vie indirette mi aveva fatto arrivare un messaggio. Avrebbero voluto affidargli la 10 e avrebbero voluto che, a consegnargliela durante la presentazione ufficiale, fossi proprio io”.
Netta la replica, affidata a una battuta che rende l’idea della sua posizione: “Ma voi siete tutti scemi'".
Per Totti, quel gesto avrebbe avuto un peso superiore alla semplice cerimonia. La scelta di chi indossa la 10, chiarisce, non può prescindere dal percorso costruito nel tempo con la maglia giallorossa e dal legame profondo con la comunità dei tifosi della Capitale.
La stima per Dybala e il peso dei paragoni
L’ex capitano ribadisce la sua considerazione per l’attaccante argentino, distinguendo il valore del calciatore dal tema simbolico della 10. Parole che lasciano trasparire stima tecnica e umana, unite all’attenzione per l’effetto che una scelta simile potrebbe generare in termini di aspettative e confronti con il passato.
Il passaggio è netto: “Se ne avete il coraggio, dategliela voi. Niente contro il giocatore, anzi, mi piace molto, anche come persona. È un bravissimo ragazzo. Se voi avete questa intenzione, procedete, senza mettermi in mezzo. La 10 della Roma pesa, e poi porterebbe inevitabili paragoni con il sottoscritto. Dybala per me, se sta bene, può fare la differenza".
Nelle sue parole emerge il concetto chiave del “peso” della 10. Un’eredità che non è soltanto tecnica, ma culturale e identitaria, e che in una piazza come Roma assume una risonanza particolare. Da qui l’invito a scindere le qualità del singolo dall’opportunità di un’assegnazione immediata del numero simbolo.
Un simbolo che guarda al futuro
Totti esclude l’idea di ritirare per sempre la maglia, sottolineando l’importanza del sogno per le nuove generazioni romaniste. Il suo ragionamento si concentra sulla prospettiva di un talento cresciuto nel vivaio o comunque legato in modo duraturo al club, capace di farsi carico nel tempo di quel numero e del suo significato nella storia giallorossa.
Così l’ex capitano definisce il perimetro ideale per l’assegnazione: “Voglio essere molto chiaro: la maglia numero 10 della Roma, io, non la ritirerei mai in via definitiva, sarebbe come negare un meraviglioso sogno ai bambini. Ogni giorno spero si manifesti un altro Totti. Uno nato a Roma, cresciuto a Roma, che scelga la Roma per la vita, per l’eternità. Discorso diverso sarebbe assegnare quella divisa a qualcuno che arriva dall’altra parte del mondo, che resta per un periodo limitato e poi va via. È un simbolo troppo importante e significativo, che va affidato solo a chi nella Roma, almeno potenzialmente, può giocare per quindici o vent’anni".
Le frasi rivelano una visione che unisce tradizione e futuro. Da un lato la tutela di un patrimonio identitario che appartiene alla città e ai suoi tifosi, dall’altro l’auspicio che il percorso verso la 10 resti un traguardo da conquistare con anni di impegno, dedizione e appartenenza.
Il significato per Roma e i tifosi giallorossi
Nel racconto di Totti c’è l’eco di un sentimento diffuso tra i sostenitori romanisti, per i quali la 10 non è soltanto un numero ma un riferimento culturale. In questo quadro, le sue parole restituiscono la specificità di una piazza che vive la maglia giallorossa come estensione della propria identità collettiva. La posizione dell’ex capitano, maturata nella lunga esperienza con la Roma, interpreta la sensibilità di chi chiede che la 10 resti un obiettivo da meritare nel tempo.
La stima per Paulo Dybala e il riconoscimento delle sue qualità tecniche convivono quindi con la convinzione che la maglia numero 10 richieda un percorso consolidato. Una visione che, al di là delle scelte operative del club, invita a misurare ogni decisione con il valore simbolico che quel numero continua a rappresentare per la città e per la sua storia calcistica.
Con Oltre, Totti aggiunge un tassello significativo alla narrazione della sua eredità sportiva, offrendo uno sguardo dall’interno su dinamiche e sensibilità che accompagnano da sempre la 10 a Roma. Un tema che resta attuale e che, come mostrano le sue parole, si intreccia con l’identità del club e con le aspettative di un’intera comunità.