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Tor Bella Monaca, uomo armato di katana fermato dai Carabinieri

Tor Bella Monaca, uomo armato di katana fermato dai Carabinieri

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Circolava per strada con una katana, la classica spada giapponese. Durante la serata del 27 maggio 2025, in largo Ferruccio Mengaroni, i Carabinieri della Stazione di Roma Tor Bella Monaca hanno fermato un uomo di 59 anni. All’intervento dei militari, l’uomo ha reagito con minacce e resistenza, tentando persino di mordere uno dei presenti. I Carabinieri hanno richiesto rinforzi per bloccare il soggetto, trovato anche in possesso di un coltello a serramanico nascosto nel marsupio. Durante il fermo, il figlio dell’uomo, un 37enne romano, ha aggredito gli agenti nel tentativo di far fuggire il padre. In seguito, due donne, parenti dei fermati, hanno cercato di ostacolare l’azione dei militari. I due uomini sono stati arrestati, mentre le due donne sono state denunciate per favoreggiamento e minacce a pubblico ufficiale.

L'uomo armato di katana fermato in strada

Nel tardo pomeriggio di ieri, i Carabinieri della Stazione di Tor Bella Monaca hanno individuato, durante un servizio di pattugliamento, un uomo che si aggirava a piedi in largo Ferruccio Mengaroni impugnando una katana. L’uomo, un 59enne originario di Roma, alla vista degli operatori ha assunto un atteggiamento ostile, sollevando l’arma giapponese con fare minaccioso.

I militari hanno tentato di avvicinarlo per bloccarlo, ma l’individuo ha reagito opponendo resistenza attiva e tentando di mordere uno dei Carabinieri nel corso del controllo. L’intervento si è rivelato immediatamente complesso a causa dell’aggressività dell’uomo e della pericolosità dell’arma in suo possesso.

Oltre alla katan l’uomo aveva un coltello nascosto nel marsupio

Con il supporto di un’altra pattuglia della stessa stazione, i Carabinieri hanno neutralizzato l’uomo, riuscendo a disarmarlo senza ulteriori conseguenze. Dopo avergli tolto la katana, i militari hanno effettuato una perquisizione personale durante la quale hanno scoperto un coltello pieghevole con lama affilata nascosto all’interno del marsupio.

La katana e la seconda arma sono state immediatamente sequestrate come prove del reato. Il possesso ingiustificato di armi bianche in luogo pubblico rappresenta una violazione rilevante delle norme vigenti in materia di sicurezza e ordine pubblico.

Il figlio aggredisce i militari per aiutare il padre: bloccato e arrestato

Durante le operazioni di fermo, un uomo di 37 anni, figlio del soggetto che circolava con la katana, si è avvicinato al luogo dell’intervento. Senza esitazione ha spintonato con forza i militari nel tentativo di distrarre l’attenzione e favorire la fuga del padre. L’azione, rapida e violenta, ha costretto gli operatori a immobilizzarlo con l’uso della forza, impedendo che l’aggressione avesse ulteriori conseguenze.

Anche il 37enne è stato subito ammanettato e fatto salire sull’auto di servizio. L’intervento del figlio ha ulteriormente complicato la situazione, trasformando il fermo di un singolo individuo in un’operazione più ampia che ha coinvolto l’intero nucleo familiare.

Tentativo di evasione: due donne cercano di liberare i fermati

Quando i due uomini si trovavano già all’interno dell’autoradio, due donne – una 19enne e una 35enne – si sono avvicinate con fare concitato. Le due, rispettivamente figlia e sorella dei soggetti arrestati, hanno minacciato verbalmente i Carabinieri e cercato di aprire le portiere del veicolo per far uscire padre e figlio.

L’intervento delle due è stato prontamente bloccato e le donne sono state identificate e denunciate per tentato favoreggiamento e per minacce a pubblico ufficiale. Nessuno dei presenti ha riportato ferite, ma la tensione ha reso necessario l’invio di ulteriori rinforzi per garantire l’ordine.

I due uomini fermati sono stati tradotti presso le aule giudiziarie di piazzale Clodio dove, in mattinata, si è tenuta l’udienza per la convalida degli arresti. Le autorità hanno confermato le misure restrittive a carico del 59enne e del figlio. Per le due donne, invece, è scattata la denuncia in stato di libertà con l’accusa di aver tentato di ostacolare l’attività delle forze dell’ordine.