Telefono Rosa apre le porte della sede storica di viale Mazzini 73 a Roma giovedì 2 luglio, dalle 18 alle 22, con una serata dedicata alla lotta contro la violenza di genere nell’ambito di Felicittà 2026, la festa diffusa che valorizza le realtà attive nel Patrimonio di Roma Capitale.
Una serata per conoscere da vicino il centro
Il pubblico potrà visitare gli spazi, scoprire il funzionamento di un centro antiviolenza e approfondire le attività di accoglienza e ascolto garantite da operatrici e volontarie. È prevista anche una lettura a cura dell’attrice Lidia Vitale. L’ingresso è gratuito dalle 18:00 alle 22:00, ultimo accesso alle 21:30, con prenotazione consigliata via email a telefonorosa1988@gmail.com.
Le origini e la rete sul territorio
L’Associazione nazionale volontarie del Telefono Rosa nasce a Roma nel 1988 grazie a Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, Giuliana Dal Pozzo ed Emma Capocasa, con l’obiettivo di portare alla luce la violenza domestica, all’epoca poco riconosciuta. “Eravamo considerate delle pazze femministe”, ricordano le protagoniste di quegli anni.
“La nostra è una storia che parte da lontano, nata dall’impegno di poche donne che hanno scelto di mettersi in prima linea a supporto di tutte coloro che ne avevano bisogno – racconta la presidente dell’associazione, l’avvocata Antonella Faieta -. Il centralino del Telefono Rosa è stato ed è una porta di ingresso all’interno di case nelle quali era difficile entrare. Le donne si sono fidate di noi, ci hanno permesso di ascoltarle e supportarle. Insieme abbiamo costruito un percorso importante. Siamo un punto di riferimento e quel salvagente per riemergere dalla violenza”.
Oggi Telefono Rosa è una rete attiva a livello nazionale e, a Roma e provincia, gestisce sette centri antiviolenza (inclusa la sede nazionale), due case rifugio e una casa di semiautonomia, con servizi gratuiti legali e psicologici. L’associazione può contare su circa 60 volontarie, 35 dipendenti e numerose collaborazioni. Nel 2025, solo a Roma, ha ascoltato oltre 900 donne.
Il lavoro nelle scuole
Tra i progetti avviati figura Espressioni di parità: insieme creiamo la cultura della non violenza, attivo nelle scuole del municipio I di Roma, con laboratori e attività di lungo periodo per promuovere parità, rispetto delle differenze e prevenzione della violenza.
Lo sguardo al futuro
“Pensiamo continuamente al futuro – sottolinea la presidente Faieta -. Lo facciamo attraverso il nostro lavoro e tutti i progetti che coinvolgono le giovani generazioni. Si è fatto tanto, ma tanto c’è ancora da fare. Speriamo davvero di innescare quel cambiamento capace di rendere la nostra società più paritaria e in grado di riconoscere uguali diritti a tutte e tutti. Per farlo c’è bisogno dell’impegno di ognuno di noi, gli strumenti da utilizzare per sconfiggere la violenza sono tanti, dobbiamo solo metterli in campo”.