Dall’8 all’11 gennaio il Teatro Torlonia ospita In nome della madre, uno spettacolo intenso e raccolto che porta in scena una visione profondamente umana e laica della figura di Maria. La pièce nasce dall’omonimo romanzo di Erri De Luca e prende forma teatrale grazie alla regia di Gianluca Barbadori, che sceglie la strada dell’essenzialità per dare spazio alla parola e all’interiorità del racconto.
La storia di Miriàm tra visione e coraggio
Al centro dello spettacolo c’è Miriàm, giovane ragazza della Galilea, interpretata da una Galatea Ranzi misurata e magnetica. È lei a raccontare in prima persona la propria vicenda: una vita semplice, improvvisamente attraversata da un evento straordinario. Una visione, l’apparizione di un angelo, le annuncia una maternità inattesa e un destino fuori dal comune per il figlio che porterà in grembo.
Poco dopo quella rivelazione, Miriàm scopre di essere incinta. Il peso della scelta è enorme: sa di vivere in un mondo che non perdona e di rischiare una condanna durissima. Eppure decide di non mentire, di non nascondersi dietro spiegazioni comode. Con determinazione, affronta Iosef, il promesso sposo, affidandosi alla verità e alla propria coscienza.
Un viaggio contro le leggi e i pregiudizi
Iosef, inizialmente smarrito, trova a sua volta una risposta in un sogno che lo spinge a restare accanto a Miriàm. La decisione di sposarla diventa un atto di sfida verso le convenzioni, il giudizio della comunità di Nazaret e le regole di un tempo rigido. Sullo sfondo, l’Impero romano impone un censimento che costringe la coppia a un viaggio faticoso, affrontato quando la nascita è ormai vicina.