L’ultimo episodio risale a pochi giorni fa: un detenuto di origini bengalesi, che doveva scontare una pena residua di circa un anno, si è ucciso a Rebibbia. Un altro suicidio nelle carceri romane, che nel 2022 porta il totale a 82. Numeri inquietanti, evidenziati dal segretario generale del Sindacato polizia penitenziaria, Aldo Di Giacomo, in una nota.
Ha detto Di Giacomo: “Il suicidio a Rebibbia di un detenuto trentenne di origini bengalesi squarcia il velo del clima solo ritualmente natalizio per ristabilire il clima vero della ‘mattanza di Stato’ che raggiunge il terrificante numero di 82 suicidi dall’inizio dell’anno. Mai un numero così alto da oltre 20 anni: tra suicidi e decessi sono 195 le vittime in totale, senza sottovalutare che per un buon numero le cause sono ancora in corso di accertamento”.
Ha aggiunto Di Giacomo: “Un’altra terribile faccia della medaglia dei suicidi è quella dei 37 stranieri (su 82) che si sono tolti la vita. Per i detenuti extracomunitari – circa 12mila – l’assenza di mediatori culturali e psicologi si fa sentire in maniera ancora più pesante”.
E ancora: “Se si pensa che il detenuto bengalese avrebbe dovuto scontare una pena residua di un anno è facile capire quanto pesino questi fattori. E poi si abbassa l’età dei detenuti suicidi a riprova che i giovani, insieme ai tossicodipendenti e a quanti hanno problemi psichici sono i più fragili e vulnerabili”.
“Purtroppo mentre si leggono impegni politici e dichiarazioni di nuovi parlamentari ed esponenti di Governo i suicidi dovrebbero riportare alla realtà del carcere ed accelerare le misure da prendere passando dalle parole generiche e di circostanza, quasi sempre le stesse, ai fatti. È legittimo chiedere di individuare responsabilità sulla precedente circolare sui suicidi dimostratasi fallimentare, come la task force insediata dall’allora Ministra di Grazia e Giustizia, Cartabia? Lo stesso precedente Capo del Dap Renoldi ha definito i suicidi ‘una sconfitta per le istituzioni'”, conclude.
G.