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Strage di Casalotti: qualcuno potrebbe aver protetto Shahadat Hossain?

Strage di Casalotti: qualcuno potrebbe aver protetto Shahadat Hossain?

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Roma. Resta ricoverato al Policlinico Gemelli Amir Hossain Uddin Babul, 20 anni, unico superstite della strage di via Montiglio a Casalotti. Il giovane è cosciente e vigile, informato di quanto accaduto ai familiari uccisi a colpi di mannaia venerdì sera: la sorellina Islam Arowa, 8 anni, la madre Jahan Hosne Momotay e il padre Kamal, di 38 e 39 anni, tutti originari del Bangladesh. Il ricercato è il 43enne Shahadat Hossain, che avrebbe tentato di colpire anche Amir, poi messo in salvo dai residenti.

Le condizioni del superstite

Amir è stato sottoposto a un nuovo intervento per una frattura cranica e un ematoma. La situazione clinica è definita delicata, ma il ragazzo è sveglio e presto potrebbe essere ascoltato dagli investigatori. L’accesso al reparto è presidiato dagli agenti per ragioni di sicurezza, mentre il giovane per ora non può ricevere visite.

Il profilo del ricercato

Nel quartiere Hossain è descritto come figura controversa, assiduo frequentatore dell’abitazione di Kamal e interessato alla moglie, che lo avrebbe respinto in più occasioni. Un ex collega lo ha definito sui social «uno cattivo e violento con le donne». Sui propri profili l’uomo si presenta come aspirante sindacalista e vicino al Partito nazionalista del Bangladesh, con foto al fianco di esponenti del Pnb in Italia e riferimenti ai nuovi nominati dal premier Tarique Rahman. «Sono responsabile dell’organizzazione del partito», scriveva il 12 maggio, un’affermazione che gli inquirenti stanno valutando. Un parente di Amir riferisce che il ricercato avrebbe chiesto denaro alla famiglia e, più che un movente legato a un approccio respinto, si ipotizza un tentativo di estorsione. Resta aperta la possibilità che temesse una denuncia.

I post e le frasi online

Negli ultimi mesi Hossain ha pubblicato commenti anche sull’Italia, criticando il Gemelli: «dormire dentro mentre i pazienti aspettano fuori seduti. Il mio Paese è migliore nelle cure. Ho aspettato quattro ore prima di vedere un medico, questi sono i Paesi umanitari». In un altro post, dopo un femminicidio in Bangladesh, scriveva: «Questi animali dovrebbero essere massacrati».

Le indagini a Roma e nel Lazio

La Squadra mobile lo cerca senza sosta. L’ultimo segnale del cellulare risale alla sera dell’eccidio, sempre a Casalotti. L’uomo potrebbe aver abbandonato il telefono e muoversi nelle campagne alla periferia di Roma, ma non si esclude che abbia ricevuto aiuto, forte dell’influenza millantata sui social. La polizia ha sentito diversi cittadini bengalesi e disposto perquisizioni, circa una decina, mentre il cerchio sul 43enne si sta stringendo.