Una comunità sotto shock, unita nel silenzio e nel dolore. Centinaia di persone sono scese lungo le vie di Casalotti, per ricordare Kamal e la sua famiglia, massacrati a colpi di machete lo scorso 26 giugno in una vera e propria strage.
Mentre le forze dell'ordine danno la caccia all'assassino con posti di blocco sulle strade, controlli nelle stazioni e ai capolinea degli autobus, negli aeroporti e alle frontiere, nei luoghi isolati o nei casolari, tante famiglie, giovani, anziani e cittadini sono arrivati anche dai quartieri vicini di Casal Selce e Valle Santa per stringersi attorno all'unico superstite, Amir, il figlio diciottenne della coppia. Ad aprire la fiaccolata uno striscione con la scritta:
“Casal Selce ricorda con affetto Kamal e la sua famiglia. Kamal, con il tuo lavoro, la tua dedizione e il tuo esempio sei diventato parte della nostra comunità. Ci mancherai".
I cittadini conoscevano bene Kamal. Era un uomo stimato, sempre pronto ad aiutare gli anziani a portare i pesi ed accompagnarli fino a casa portandogli la spesa pesante, come ricordano le parole di Franca Orletti, vicepresidente del Comitato Difendiamo Casal Selce, la quale, come tanti altri, non lo dimenticherà mai.

Dai social, tanti commenti e tanti appelli, come quello della comunità bengalese: "Chiediamo giustizia e che l’assassino venga arrestato”, o ancora, da Casalotti Roma, che chiede su Facebook “giustizia per questa famiglia barbaramente uccisa. Un pensiero speciale è andato anche ad Amir, il figlio maggiore di Kamal e Jahan, rimasto gravemente ferito e tuttora ricoverato al Policlinico Gemelli. Per lui, il comitato Difendiamo Casal Selce ha avviato una raccolta fondi, un aiuto concreto per sostenerlo una volta che sarà dimesso dall'ospedale e dovrà affrontare il futuro senza i suoi genitori e senza la sua sorellina”.

Ci sono immagini, come quella di un bambino che partecipa al dolore, che non hanno bisogno di parole. Perché il dolore e il rispetto universali non conoscono età, confini, bandiere né barriere del tempo.
L’appello del Comitato “Difendiamo Casal Selce”
C'è una forte ondata di solidarietà nelle periferie romane — territori spesso dimenticati dalle istituzioni e segnati dal degrado industriale — per Amir, l'unico sopravvissuto al tragico massacro di Casalotti. Il giovane si trova attualmente ricoverato in ospedale per le lesioni subite durante l'aggressione. In pochi, drammatici istanti la sua vita è stata distrutta: nell'attacco hanno perso la vita la madre, il padre Kamal e la sorella minore di appena 8 anni. “Quando verrà dimesso, Amir si ritroverà solo. Ma la comunità di Casal Selce ha deciso che non permetterà che si senta abbandonato” dicono dal Comitato “Difendiamo Casal Selce, che ha lanciato una raccolta fondi straordinaria.

“Un aiuto concreto per questo ragazzo”, si legge sui volantini che stanno circolando nel quartiere. Il primo traguardo è proteggerlo, dandogli la tranquillità economica per affrontare questi mesi difficilissimi e pesanti. Ma la vera rete di salvataggio la stanno creando le donne e le mamme del quartiere: si stanno già organizzando per andare in ospedale non appena sarà possibile. Porteranno vestiti e farmaci, sì, ma soprattutto tutto l'amore e la vicinanza di cui Amir ha disperatamente bisogno adesso. “Siamo consapevoli che la mancanza di una mamma non potrà mai essere colmata – spiegano dal quartiere – ma un gesto d’amore può, anche per un solo istante, alleviare un dolore così immenso”.

“Noi non siamo rifiuti”
Il Comitato "Difendiamo Casal Selce" non arretra di un millimetro nella sua storica battaglia contro il mega biodigestore. Un impianto industriale di rifiuti che il Sindaco e Commissario Straordinario Roberto Gualtieri vuole posizionare a soli 90 metri dalle abitazioni. “Una strage annunciata", denunciano i cittadini, che nel volantino per la raccolta fondi lanciano un atto d'accusa politico e sociale senza sconti:
"La tragedia di Kamal e della sua famiglia ha toccato il cuore di tutti noi! Noi, gente delle periferie dove portano sempre i rifiuti e dove qualcuno ci tratta da rifiuti. Dove subiamo il razzismo ambientale, l'abbandono e l'indifferenza. Eppure proprio noi siamo persone di gran cuore, ci prendiamo cura del prossimo e non dimentichiamo chi ha fatto parte della nostra vita quoti






