Qui la copertina che introduce al tema della puntata di Extra “Stage più che raddoppiati in 10 anni: è accesso al lavoro o sfruttamento?”
“Siamo tra i paesi con la più alta longevità del mondo, subito dopo Hong Kong e Giappone, ma anche quello che per l'inverno demografico vede la propria popolazione invecchiare sempre più velocemente senza un adeguato ricambio di giovani nell'economia, per i servizi essenziali e per tenere in piedi il sistema previdenziale.
Siamo il paese che piange e si indigna per la fuga dei cervelli, che lamenta il fatto che non si diano occasioni ai giovani ma anche quello in cui per trovare un buon lavoro spesso si deve passare attraverso anni di precariato sotto pagato e in cui i posti di comando in molte posizioni apicali sono ancora saldamente in mano ad una classe dirigente con i capelli grigi se non addirittura bianchi e in cui - se assumi una carica importante a 40 anni - sarai accompagnato sempre dall'etichetta di "giovane”.
E siamo anche il paese che, quando si parla dei problemi dei giovani, lo si fa senza chiedere il loro punto di vista, i problemi che vedono, le ambizioni che cullano.
L'Italia, insomma, sembra un paese per anziani che fatica a dare spazio ai giovani, e probabilmente non è neanche del tutto vero.
Ma è innegabile che le nuove generazioni siano da tempo fuori dal dibattito pubblico e dalle agende della priorità di una politica che per esempio, di fronte alle percentuali di giovani che non studiano e non lavorano - i cosiddetti neet -, è subito pronta a liquidarli come fannulloni, senza prima cercare di capire le cause di quel disagio. Sia chiaro, la poca sensibilità se non addirittura una certa distanza tra il paese reale e la classe dirigente c'è anche in altri ambiti... ma quando ci sono di mezzo i giovani sembra ancora più eclatante.
È un problema culturale che però ha ripercussioni sostanziali, sull'economia e sul sociale: perché in un paese in cui tutto ruoto ancora attorno al classico posto fisso, un giovane precario con un contratto sottopagato e a termine non potrà mai per esempio accedere ad un mutuo e mettere su famiglia e dunque, probabilmente, neanche avere figli che sarebbero un ulteriore costo ma soprattutto sono difficili da gestire in assenza di asili nido e altri servizi essenziali. Molto meglio, dunque, dare la colpa di tutto a loro, ai giovani, che invece sono la vittima principale in un paese sempre più egoista e poco aperto al futuro.”
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