L’attuale consigliere capitolino Giovanni Caudo, ex assessore all’Urbanistica della Giunta Marino, prende le distanze dal progetto Stadio della Roma a Pietralata. Il Presidente della commissione speciale Pnrr di Roma ha messo in dubbio il progetto – di cui la Giunta ha approvato la delibera sul pubblico interesse – con un lungo post su Facebook.
Caudo, infatti, mette in dubbio proprio l’interesse pubblico che, dice, porterebbe profitti solo a un privato, in questo caso il proprietario della Roma: “Guardando la lunga vicenda del progetto dello Stadio, che si snoda ormai da quasi dieci anni, si capisce che il vero nodo è il rapporto pubblico privato nelle scelte urbanistiche. Una società privata internazionale chiede di costruire la sua sede, l’equivalente del suo quartiere generale, a forma di stadio. Il soggetto pubblico gli concede (senza oneri, perché dopo 99 anni tornerà al Comune!) una cubatura (circa 160 mila metri cubi) che era pubblica (destinata ad uffici direzionali pubblici), si concede anche l’area, 16 ettari di aree pubbliche, per altro solo in parte già espropriate, destinata ad altri usi, ma non allo stadio (il progetto è in variante al Piano regolatore).
Il privato ottiene una concessione (si, questa onerosa) di opera pubblica per sfruttare la redditività dello Stadio per 99 anni. Lo stadio è considerato un’opera pubblica e gli si concedono i vantaggi di quella fattispecie di opere mentre la AS Roma è una società privata internazionale e l'attuale proprietario domani potrebbe vendere e legittimamente incamerare i plusvalori che derivano dall’operazione immobiliare”.
Scrive ancora Caudo su Facebook: “Le infrastrutture di trasporto pubblico su ferro sono valutate insufficienti per portare le persone allo stadio, la diramazione della metro B1 verso Jonio resterà praticamente senza treni dato che le frequenze in direzione Rebibbia non consentiranno in quelle ore di assicurare il servizio nell’altra diramazione. Si spera in una soluzione (Quale? Quanto costa e a carico di chi?) da individuare dopo, con il progetto definitivo. Altri pareri non sono meno problematici. Non un cenno però su cosa succede nel caso che la concessione d’uso dello stadio venga venduta separatamente dall’As Roma. Diamo atto comunque dello sforzo che affiora nella delibera, per volontà dell’assessore, di voler mettere i puntini sulle “i” e di confermare il dibattito pubblico, volendo c’è ancora spazio per cambiare”.
Conclude il consigliere di Roma Futura: “In definitiva sembra che nella lunga vicenda dello Stadio la questione principale non sia la costruzione dello stadio ma salvaguardare il vecchio e consolidato modello dell’urbanistica romana, come a Porta di Roma, a Ponte di Nona o a Torpagnotta o ancora a Eur2: privatizzazione dei profitti e pubblicizzazione dei costi e in tanti casi anche dei debiti. Pensate se per costruire lo stadio si riuscisse a cambiare questo retaggio urbanistico, quella si sarebbe una novità”.
G.