Stadio della Roma a Pietralata e Stadio Flaminio per la Lazio procedono su binari distinti ma con ostacoli che rischiano di allungare i tempi. Tra indagini sui suoli e requisiti di tutela, i due dossier capitolini si giocano la possibilità del percorso accelerato legato a Euro 2032 e il passaggio in Conferenza dei servizi.
Il progetto della Roma a Pietralata
Nel Campidoglio è stato rinnovato l’interesse pubblico per l’impianto giallorosso con l'auspicio di far rientrare lo stadio nella procedura «fast» prevista dal Commissario per gli stadi di Euro 2032. L’ipotesi di un sub-commissario, forse addirittura il sindaco Roberto Gualtieri, viene valutata come ulteriore leva amministrativa per dare impulso all’iter. Il sito di Pietralata, tuttavia, ha restituito durante i carotaggi archeologici alcune criticità ambientali che richiedono ulteriori verifiche.
Le analisi sui campioni di suolo
Nel corso delle indagini sono emersi campioni con presenza di arsenico. Secondo le prime valutazioni, il contaminante potrebbe essere legato alla natura del terreno e non costituire un ostacolo insormontabile, ma serviranno indagini aggiuntive per definirne estensione e gestione. La nota dell’Arpa ha inoltre segnalato la presenza di idrocarburi pesanti, con possibile origine antropica, ipotesi riconducibile a sversamenti avvenuti in passato in un’area che per anni è stata abbandonata. Il club, già a dicembre, ha segnalato le anomalie e sta proseguendo i sondaggi con impostazione metodologica scrupolosa.
Tempi e rischio di addio al percorso accelerato
Il passo successivo prevede che l’Arpa effettui le verifiche «in contraddittorio» sui punti critici. La procedura richiede due mesi e potrà avviarsi solo al termine delle attività archeologiche ancora in corso, per le quali è attesa una chiusura nelle prossime settimane. Questo incastro temporale potrebbe sottrarre il progetto dal perimetro di Euro 2032 e dalla corsia preferenziale del Commissario Massimo Sessa, con il conseguente approdo all’iter ordinario in Conferenza dei servizi. La società non manifesta preoccupazione per il passaggio standard, pur consapevole che la fase ordinaria espone a maggiori complessità procedurali.
Il quadro della Lazio al Flaminio
Sull’altra sponda del Tevere, il dossier biancoceleste si confronta con un nodo che, come spiega Federsupporter, «non può proprio mancare» nel plico progettuale presentato dal presidente Claudio Lotito. Tra le migliaia di pagine, che «vale» investimenti complessivi sull’area da quasi mezzo miliardo, manca la piena integrazione con il Piano di Conservazione predisposto nell’ambito del programma «Keeping it modern» della Getty Foundation. Si tratta dello strumento che garantisce il via libera della Soprintendenza e tutela la vocazione polifunzionale, unica in Italia, dello Stadio Flaminio.
I vincoli e la polifunzionalità del Flaminio
Il Piano di Conservazione salvaguarda l’identità architettonica e d’uso dell’impianto firmato da Pier Luigi Nervi, inclusi sotterranei, campi e piscina, insieme ai "vecchi merletti" del capolavoro del Brutalismo romano. Il documento è stato adottato dal Campidoglio con una delibera di giunta del 2018 e rappresenta il perno per ogni futura trasformazione. L’assenza di un chiaro nesso progettuale con quel Piano spinge il dossier della Lazio a un bivio decisivo e rende necessario allineare scelte architettoniche e funzionali con la tutela che la Soprintendenza è chiamata a garantire.
Gli scenari amministrativi per il Flaminio
Gli scenari aperti sono essenzialmente due. Se il progetto rispetterà in modo rigoroso la polifunzionalità e i contenuti prescrittivi del Piano di Conservazione, il percorso autorizzativo potrà contare sulla cornice già definita nel 2018. In alternativa, si profilerebbe la necessità di riconsiderare quella delibera, con un iter più lungo finalizzato a riconquistare il prezioso via libera dei Beni Culturali. Nel frattempo, gli approfondimenti su mobilità e parcheggi, già inclusi nel plico, restano elementi utili ma non sostitutivi del requisito di tutela, che rimane dirimente.
Tra cinema e cronoprogrammi
La vicenda dei due stadi capitolini ricorda l’ironia in bianco e nero di "Arsenico e vecchi merletti", ma qui l’arsenico è materia di laboratorio e incrocia cronoprogrammi, pareri e vincoli. Per Roma e Lazio la posta in gioco è alta. Da un lato c’è l’ambizione di rispettare tempi compatibili con il quadro di Euro 2032 e sfruttare, se possibile, la spinta del Commissario. Dall’altro, incombe l’esigenza di coniugare sviluppo urbano e tutela, specialmente per un’architettura come il Flaminio che rappresenta un unicum nel panorama nazionale.
I prossimi passaggi a Roma
Per Pietralata, l’attenzione è ora puntata sulle verifiche ambientali e sulla chiusura delle indagini archeologiche, passaggi imprescindibili per definire il quadro di fattibilità e fissare eventuali prescrizioni. Per il Flaminio, la priorità è l’integrazione piena con il Piano di Conservazione, requisito che consentirebbe di consolidare il confronto con la Soprintendenza e di chiarire la compatibilità tra tutela e funzioni previste. In entrambi i casi, il percorso amministrativo richiede passaggi ordinati e trasparenti, con l’obiettivo di portare a compimento due interventi strategici per la città, bilanciando esigenze sportive, interessi pubblici e rispetto dei vincoli.