Nella giornata del 7 luglio 2026 due persone sono state arrestate a Roma dai carabinieri del Ros con l’accusa di spionaggio e accesso abusivo a sistemi informatici. Secondo quanto ricostruito, il principale indagato è un 59enne, ex appartenente al comparto di intelligence italiano e già sottoufficiale dell’Arma dei carabinieri, sospettato di aver fornito informazioni in cambio di denaro a un presunto agente dei servizi di intelligence russa dotato di immunità diplomatica in Italia.
Le indagini a Roma
L’inchiesta, condotta nella Capitale, ha portato all’esecuzione delle misure nei confronti di due indagati e ha fatto emergere un bacino di sei fonti informative riconducibili al 59enne. Tra queste figurano quattro militari in servizio, tutti indagati. Le verifiche si concentrano sull’origine e sul flusso dei dati che sarebbero stati raccolti e trasferiti, con particolare attenzione alla tracciabilità degli accessi ai sistemi e alle eventuali violazioni delle procedure di sicurezza.
Il profilo dell’indagato principale
Il 59enne, già inserito nel comparto nazionale dell’intelligence e con trascorsi come sottoufficiale dell’Arma, è ritenuto dagli inquirenti il perno operativo dell’attività contestata. Le informazioni sarebbero state acquisite tramite sei fonti diverse, con condotte riconducibili a accessi non autorizzati a banche dati e strumenti informatici. Il rapporto con il presunto agente straniero, coperto da immunità diplomatica, è al centro degli approfondimenti investigativi.
Gli approfondimenti
Ulteriori accertamenti dovranno chiarire la natura delle informazioni trattate, l’eventuale controprestazione economica e il ruolo dei quattro militari in servizio che risultano indagati. Le attività in corso, seguite dai carabinieri del Ros a Roma e nel Lazio, mirano a definire il perimetro dei contatti, la catena di approvvigionamento dei dati e la portata delle presunte violazioni contestate.