A Roma, nel quartiere Esquilino, la comunità di Spin Time è rimasta all’esterno dello stabile dopo l’incendio e il successivo sequestro avvenuti nella notte di mercoledì. Sotto il caldo intenso, famiglie con bambini e anziani hanno trasformato il marciapiede in uno spazio di convivenza forzata, tra attese e richieste di rientro.
La situazione davanti allo stabile
Davanti all’edificio di via Santa Croce in Gerusalemme, dove dal 2013 vivono centinaia di persone, l’area si è riempita di coperte, giocattoli e piccole piscine gonfiabili. Le risate dei più piccoli si mescolano alla preoccupazione dei grandi, mentre minori e fragili sono stati ospitati in strutture vicine e poi tornati davanti ai cancelli per stare con la propria comunità. In molti scandiscono lo stesso messaggio: «Non ci muoviamo da qui, resistenza!»
Le voci dalla comunità
Nelle ore più difficili sono arrivate testimonianze che raccontano il legame con quello spazio. «Spin Time mi ha accolto, mi ha salvato la vita. È sicurezza, è rifugio», afferma Aurora, 22 anni. Una madre romena indica il cancello e traduce il desiderio del suo cagnolino di rientrare «tornare a casa», mentre una residente anziana stringe il pappagallino salvato dall’evacuazione.
Solidarietà e assistenza
Intanto, la rete cittadina di sostegno si è attivata con beni di prima necessità e supporto logistico. Gli operatori della Sos del Comune di Roma spiegano: «Abbiamo tutto ciò che serve, forse manca solo un po’ di frutta e acqua ma intendiamo fresca. Finora oggi abbiamo distribuito 250 pasti». Secondo il censimento interno, sono oltre 90 i minori presenti tra le famiglie.
Uno spazio anche culturale
Lo stabile, divenuto nel tempo un punto di riferimento culturale con ospiti come Ken Loach, Paolo Sorrentino e Nanni Moretti, per gli abitanti resta soprattutto un luogo di vita quotidiana. Lo riassume un attivista: «Per noi è soprattutto casa e vogliamo riaverla».