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Spin Time, 60 evacuati trovano un tetto: tre versioni sul mancato rientro

Spin Time, 60 evacuati trovano un tetto: tre versioni sul mancato rientro

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Circa 60 persone, tutte censite dal Campidoglio, hanno trovato una sistemazione temporanea dopo l’evacuazione di Spin Time a Roma in seguito all’incendio. Le famiglie hanno avuto priorità: alcuni sono stati ospitati in albergo, altri in abitazioni private convenzionate con la Protezione civile, mentre la Diocesi si sta attivando per mettere a disposizione ulteriori strutture. L’ex palazzo Inpdap resta intanto presidiato dai poliziotti per scongiurare tentativi di rioccupazione.

Sistemazioni e presidio dell’edificio

Il trasferimento in alloggi temporanei consente a molte persone di lasciare il presidio sorto dieci giorni fa in via di Santa Croce in Gerusalemme. Il quadro resta però teso, tra incertezze sui tempi e divergenze sul possibile rientro nello stabile, ancora interdetto.

Tre versioni sul rientro

Secondo il Viminale, l’ipotesi di un rientro è stata esclusa per ragioni di sicurezza e legalità: autorizzare l’accesso in un edificio pericoloso e una ri-occupazione abusiva non sarebbe possibile. Il Campidoglio, per voce del sindaco Roberto Gualtieri, ricostruisce invece una trattativa saltata per il «no» della proprietà, definito «senza cuore», a un accordo ponte che il Comune riteneva giuridicamente blindato e tale da sollevarla da «responsabilità civili e penali». La proprietà, Investire Sgr, segnala che un sopralluogo tecnico ha giudicato l’immobile inagibile e non rimettibile in sicurezza nei tempi indicati e che l’accordo ponte sarebbe stato rischioso, salvo cessione effettiva dello stabile.

Le domande di Spin Time Labs

«Di fronte al silenzio, c'è da chiedersi chi è che mente».

«Il governo Meloni ha bloccato l’acquisto di Spin Time. Ma se la proprietà sostiene di aver rifiutato per ragioni tecniche e non politiche, chi dei due sta mentendo? — si domandano da Spin Time Labs —. Investire Sgr ha motivato la decisione sostenendo che un sopralluogo avrebbe certificato l’inagibilità dello stabile. Una versione smentita dalle dichiarazioni social di Marco Perissa, deputato e presidente romano di Fdi, il quale ha affermato che “il Viminale e il governo Meloni hanno fatto sapere che non c’erano i presupposti di legalità e sicurezza” per rientrare nell’immobile. Secondo la destra, dunque, non è stato un perito a dichiarare l’inagibilità, ma il ministero dell’Interno».

«Il sopralluogo c’è stato, ma il Comune ha confermato che i danni sono minimi e che non sussistono responsabilità per la proprietà — ancora Spin Time —. Di fronte al silenzio del Viminale sulle persone in strada, c’è da chiedersi a questo punto chi è che mente».

La riflessione del vicario del Papa

Nel tentativo di mediazione, è intervenuto monsignor «Baldo» Reina, vicario del Papa, che ha assistito al fallimento delle trattative: «Cristo non abita nei palazzi del potere». Un richiamo che accompagna una vicenda ancora aperta per la città di Roma.