Allarme biodiversità sul litorale di Roma. Nella riserva naturale tra Ladispoli e Cerveteri, la palude di Torre Flavia, si ritiene di essere arrivati alla seconda generazione di tartaruga azzannatrice (Chelydra serpentina). Solo nel marzo 2026 sono stati catturati e trasferiti tre esemplari, mentre in Roma e provincia il conteggio delle segnalazioni risulta ormai complesso.
Il quadro nella riserva
Nei sentieri frequentati da scolaresche e appassionati di birdwatching, la pressione delle specie aliene invasive è in aumento. Alla tartaruga azzannatrice si affiancano altri organismi introdotti: il granchio blu (Callinectes sapidus) e il gambero della Louisiana (Procambarus clarkii) sono presenti nella palude almeno dal 2022, con quest’ultimo in competizione diretta con il più raro gambero europeo. Non mancano inoltre i rinvenimenti di tartaruga palustre americana (Trachemys scripta), spesso riconducibile alla classica tartarughina acquistata anni fa e successivamente rilasciata in natura.
Perché l’area è vulnerabile
Molti animali esotici, una volta cresciuti, sono stati abbandonati nei pressi di canali e specchi d’acqua. Le Trachemys entrano così in competizione con le testuggini europee per risorse alimentari e siti di deposizione, risultando avvantaggiate perché più prolifiche e di maggiori dimensioni. La gestione della palude di Torre Flavia comporta quindi la tutela di un paesaggio ritenuto un relitto naturale, un habitat ormai raro lungo una costa segnata dalla cementificazione.
Le azioni di contenimento
La misura indicata per limitare l’avanzata delle testuggini introdotte è l’uso di basking trap, trappole galleggianti che sfruttano l’abitudine dei rettili a esporsi al sole: le testuggini salgono su un’asse di legno collocata al centro della struttura e restano nel dispositivo a galleggiamento. Questa soluzione è già stata utilizzata, ad esempio, nell’oasi WWF di Macchiagrande.