L'uomo che dormiva sempre si è svegliato. Si tratta di Ahmed Ali un detenuto di 28 anni pakistano che ormai da mesi dormiva in un letto del carcere di Regina Coeli a Roma. Dormiva sempre. Anche mentre veniva portato alle udienze del suo processo, in una saletta del carcere romano preposta. Dopo la denuncia dell’associazione Antigone fu spostato nel centro clinico del carcere di Secondigliano, più grande e attrezzato di quello di Regina Coeli.
“Nel frattempo - spiega l’associazione Antigone - eravamo entrati in contatto con un gruppo di medici e ricercatori in neuroscienze di Ucl (University College London) che studia proprio il genere di sindrome di cui il ragazzo sembrava portatore. Abbiamo presentato i neuropsichiatri londinesi – che in maniera straordinaria si sono messi a completa disposizione – alle autorità del carcere, subito pronte a confrontarsi e a condividere le informazioni nella maniera più aperta e competente. Anche l’avvocato ha collaborato aiutando a ricostruire la storia clinica”.
Il risveglio
Dopo circa un mese di permanenza a Secondigliano, l’uomo è stato condotto in una struttura sanitaria esterna, l’ospedale Cardarelli di Napoli. Dopo una decina di giorni di ricovero, si è svegliato. “Ancora non sappiamo - sottolinea l’associazione Antigone - che terapie siano state eseguite e che tipo di presa in carico sia stata portata avanti. I disturbi neurologici funzionali e simili condizioni hanno origini complesse che possono venire disinnescate, come ci spiegavano i ricercatori dell’Ucl, da fattori poco prevedibili. Ma che un uomo di 28 anni sia uscito da una situazione di coma apparente è una buona notizia”.
La sindrome di Ganser
In più occasioni i giudici hanno chiesto a dei periti di valutare lo stato mentale del detenuto e la risposta era stata: “Simulazione riferibile a sindrome di Ganser”. A spiegare di cosa si tratta è stato a La Repubblica, il professore Antonio del Casale, ricercatore di psichiatria al Dipartimento di psicologia dinamica, clinica e salute alla Sapienza e dirigente medico responsabile del Servizio di salute mentale personalizzata e farmacogenomica dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma. “È una sindrome che può iniziare con la simulazione di un disturbo mentale, ma che in alcuni soggetti può sfociare in un disturbo psichico vero e proprio. Ci si autosuggestiona a tal punto che si diventa malati per davvero“. (eg)