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Scuole vandalizzate a Roma: l’allarme dei presidi Anp

Scuole vandalizzate a Roma: l’allarme dei presidi Anp

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Scuole danneggiate e occupazioni degenerare tornano al centro del dibattito a Roma e nel Lazio. A richiamare l’attenzione è Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi per Roma e Lazio, che ribadisce: «È inaccettabile, da 30 anni vengono devastate».

Le denunce di Mario Rusconi

Il dirigente scolastico sottolinea l’ampiezza del fenomeno: «Sono trenta anni ormai che le scuole vengono distrutte, durante le occupazioni o nei raid notturni. Ed è inammissibile». Non si tratta solo di episodi isolati, come ricorda con un caso emblematico: «Qualche anno fa, in un liceo artistico, vennero prese a martellate copie delle “Prigioni” di Michelangelo e non si è riusciti a recuperarle».

Secondo Rusconi, a rendere più grave il quadro è la sproporzione tra chi devasta e la comunità educante: «È un rito. Ma un conto sono i riti condivisibili come, che so, la raccolta fondi per i 100 giorni. Un altro sono riti di devastazione e senza senso. Ancor più perché perpetrati da un centinaio di studenti su 1.500. Una pratica che costituisce un vulnus alla democrazia».

Le cause del fenomeno

Per il presidente Anp, dietro ai vandalismi nelle scuole di Roma non c’è solo protesta politica, ma anche una spinta psicologica tipica dell’adolescenza: «Al di là di quelli che sono i gesti di matrice politica, dietro c’è un aspetto psicologico: la scuola è il luogo che contiene regole precise. E proprio nella fase adolescenziale, il senso di esuberanza tipico dell’età contrasta con la rigidità imposta dalle regole».

Il nodo resta quello di regole percepite come rigide: «Gli orari, lo stare seduti per sei ore in un banchetto. La scuola italiana è ancora parametrata su un senso di caserma ottocentesca. In Finlandia o negli Stati Uniti è tutto più flessibile, i ragazzi si possono muovere all’interno dei campus. Poi certo, a Pechino o a Shangai è ancora peggio, gli studenti sembrano tutti soldatini e le scuole quasi delle prigioni minorili».

Le proposte per arginarlo

La risposta, per Rusconi, deve essere educativa e organizzativa: «È un modo di infrangere le regole, ma farlo così vuol dire reagire in maniera sconsiderata. E va contenuto. Ma sta anche alla scuola dare valide alternative, senza limitarsi a dire queste sono le regole e tu le rispetti».

Tra le alternative concrete, il presidente Anp indica l’apertura prolungata degli istituti e una revisione delle occupazioni scolastiche: «Prima tra tutte quella di tenere aperte le scuole per tutto il giorno e fino a sera, non con i docenti ma con associazione o gruppo sportivi, per fare attività e laboratori e per vivere la scuola in modo diverso. Anche le occupazioni vanno ripensate».

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Le condizioni per proteste responsabili sono chiare: «Occupazione e autogestione, a cui non siamo contrari a priori, devono rispettare due regole fondamentali. La prima è non toccare o rovinare la scuola ma anzi renderla un luogo più accogliente. Se ci sono aule rovinate, sistemate, ripittate le pareti. Non distruggete. E poi ponete degli obiettivi reali e realizzabili. Non si può occupare una scuola per la Palestina perché nessuno tra coloro che ha potere di fermare quella guerra ascolterà mai gli studenti di una scuola di Roma. Occupate per avere più sport, più laboratori. Occupate perché chiedete di poter valutare l’operato di un preside o dei docenti. Occupate con richieste che posso migliorare la vita scolastica».