Roma, il dibattito sull’uso dei telefoni a scuola torna al centro anche per le comunità educative di Roma e del Lazio. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ribadisce la linea del divieto degli smartphone in classe, compreso l’uso didattico, e valuta con favore l’ipotesi di limitazioni ai social per i più giovani.
Le parole del ministro
Sul recente orientamento francese, Valditara ha spiegato: «È una decisione che mi trova d’accordo. Su questo fronte l’Italia ha aperto una strada importante». A proposito dei social ha aggiunto: «Anche: in proposito c’è un disegno di legge bipartisan in Parlamento. Finalmente è partito l’iter. Ma la strada di cui parlavo riguarda il divieto dei cellulari a scuola. Anche a scopo didattico».
Il provvedimento, precisa il ministro, riguarda l’intero ciclo scolastico: «Si, dalle primarie alle superiori». La motivazione è netta: «Perché le diverse ricerche portano sempre alla stessa conclusione: il cellulare influisce in maniera negativa sull’apprendimento».
Apprendimento e modelli internazionali
Valditara richiama gli effetti su attenzione e memoria: «Di attenzione, concentrazione, memoria. Persino nello studio della matematica. L’Italia si è fatta promotrice di un intervento in Europa su questo fronte. Lo scorso anno abbiamo chiesto alla Commissione europea di emanare una raccomandazione a tutti i Paesi a introdurre il divieto didattico del cellulare, una risoluzione che è stata appoggiata da diversi Stati, fra cui la Svezia e la Francia. Del resto basta vedere proprio l’esempio della Svezia».
Sull’evoluzione nei comportamenti degli studenti il ministro sottolinea: «È stata fra i primi Paesi al mondo ad usare il cellulare in classe per motivi di studio. Ma ora anche la Svezia dal prossimo anno scolastico lo vieterà. Dopo il nostro divieto, gli stessi studenti si stanno dichiarando favorevoli a tenere fuori gli smartphone dalle classi». E aggiunge: «Sì, si stanno accorgendo che stanno recuperando attenzione ma anche socialità. Adesso durante la ricreazione sono tornati a parlarsi, a guardarsi in faccia, a discutere fra loro. Prima ognuno rimaneva curvo sul proprio banco. Si stanno disintossicando».
Social under 15 e formazione dei docenti
Sul possibile divieto di accesso ai social per i minori, Valditara evidenzia i nodi tecnologici: «Non dal punto di vista tecnico. L’Australia è stato il primo paese al mondo a sperimentare questo divieto e si è visto che non è difficile aggirarlo. Dovremo studiare bene come fare dal punto di vista tecnologico». Il ruolo della scuola resta centrale: «Sicuramente. La scuola può svolgere un ruolo importante».
In quest’ottica, puntualizza il ministro: «Abbiamo organizzato con Indire, l’istituto di ricerca per le politiche formative, corsi di formazione per i docenti che cominceranno a settembre. Già avevamo linee guida che agivano in questo senso, anche per l’intelligenza artificiale». I percorsi serviranno a un uso consapevole: «Servono a preparare gli insegnanti per poter formare in modo efficace gli studenti ad un uso corretto di social e cellulari».
Educazione al rispetto e tutela online
Valditara richiama un impegno educativo sul linguaggio in rete: «Anche per questo l’educazione al rispetto a cui noi pensiamo è fondamentale. Oggi sui social dilaga un linguaggio violento, volgare, litigioso. Trionfa la maleducazione. Il nostro intento è contribuire a costruire una società che faccia del rispetto, della gentilezza e dell’educazione la sua cifra. A questo scopo è anche importante l’esempio dei docenti, nell’uso dei social. È importante la consapevolezza della propria autorevolezza e della dignità del proprio ruolo educativo che richiede di rifuggire sempre da un linguaggio offensivo, violento o volgare».
Sui rischi della rete, il ministro conclude: «Bisogna tenere sotto controllo il web, soprattutto il dark web. Pericolosissimo. Sono luoghi dove i ragazzi coltivano ed esaltano le loro fragilità. Dobbiamo proteggerli». Un indirizzo che interessa da vicino anche le scuole di Roma, impegnate sul fronte dell’educazione digitale e della prevenzione.