Sciopero dei facchini del Ministero della Difesa: senza stipendio da due mesi. Fa notizia la storia dei facchini del ministero della Difesa che hanno deciso di scioperare. “Niente stipendio da due mesi”: a renderlo noto è il rappresentante Rsa Cgil: "Decisione presa senza motivazione, non riusciamo ad avere confronti con l'azienda".
Sciopero dei facchini del Ministero della Difesa: i motivi
Nel Palazzo dell'Aeronautica a viale dell'Università, sede il ministero della Difesa, sia chi lavora al bar e sia chi lavora nella logistica e nel facchinaggio è in agitazione. Stando a quanto fanno sapere i lavoratori, infatti, lo stipendio del 15 gennaio non è arrivato. Per questo fino a mercoledì 5 febbraio una trentina di persone saranno in sciopero.
Ddieci lavoratori del bar all'interno del Palazzo dell'Aeronautica hanno visto incrinarci la loro condizione economica con una riduzione dei salari: le tredicesime, poi, di solito versate a dicembre, non ci sarebbero state. Ora ad agitarsi sono i facchini, in totale una trentina di persone, alcune con un'anzianità superiore ai 30 anni.
"L'ultimo stipendio pagato dalla società che ha l'appalto con il ministero - dice Roberto Lezza dell'Rsa Cgil - è quello di dicembre. Il 15 gennaio non si è visto nulla e abbiamo forti timori che sarà lo stesso con quello di febbraio". La società è un gruppo molto ampio e strutturato, con sedi in tutta Italia e oltre, che si occupa di logistica, edilizia e "facility management". Da settimane, però, non fornirebbe notizie rispetto ai motivi del mancato pagamento: "Non riusciamo neanche a metterci in contatto telefonico con la sede legale che si trova in Puglia - continua Lezza - mentre addirittura la sede operativa a Roma risulta essere passata sopra un'altra azienda".
Sciopero dei facchini del Ministero della Difesa: la richiesta
A fine gennaio dalla segreteria generale della Filt Cgil di Pomezia e Castelli Romani è arrivata la richiesta del pagamento dello stipendio mancante "in surroga": "Ma non è arrivato riscontro" dice Lezza. E così la Cgil ha proclamato tre giorni di sciopero, iniziati il 3 febbraio: "Da giovedì ricominceremo a lavorare, ma lo faremo gratis".
Ma qual è il motivo del ritardo nel pagamento? Non è dato saperlo. E la Cgil, in via informale, ipotizza un problema con un appalto in Sicilia, che avrebbe comportato il blocco dei pagamenti da parte del ministero. "Ci sono padri di famiglia in attesa - critica Lezza - e stiamo parlando di salari molto bassi. Questo è un lavoro a chiamata, da 500 euro se va bene, dato che il monte ore è di 60 al mese. In questa cifra ci sono tredicesima e quattordicesima, mentre gli straordinari non vengono pagati".