Roberto Saviano è stato assolto dall'accusa di diffamazione presentata da Matteo Salvini nel 2018, quando il leader leghista era ministro dell’Interno. La decisione, resa nota il 17 aprile 2026, riconosce il diritto di critica esercitato dallo scrittore in relazione alla frase rivolta all’allora ministro, definito «ministro della malavita» citando Gaetano Salvemini.
La decisione del giudice
Il giudice ha stabilito che le espressioni contestate rientrano nel perimetro costituzionale della critica politica. La formula «ministro della malavita», usata da Saviano con riferimento a una citazione storica, è stata valutata come opinione critica, non come offesa personale, nel contesto del dibattito pubblico.
Le dichiarazioni dello scrittore
«Assolto», dice ora Saviano in un video.
«Sono appena uscito dall’aula, processo in cui mi ha trascinato Salvini - commenta lo scrittore -. Sono stato per anni portato in questo processo per aver definito Salvini "ministro della malavita" citando Gaetano Salvemini, e il giudice ha dichiarato che era mio pieno diritto di critica. Ma questa sentenza significa soprattutto una cosa: che Salvini, giocando con la propaganda politica come ha sempre fatto (diceva "vi toglieremo la scorta", ricordate) ha messo in conto di consegnarmi ai clan e questa sentenza dimostra tutto questo».
Lo scrittore ha inoltre commentato: «Salvini, giocando con la propaganda politica, ha messo in conto di consegnarmi ai clan».
Il richiamo a Gaetano Salvemini
Nel suo intervento, Saviano ha sottolineato il valore civile della pronuncia, collegandola alla tradizione democratica richiamata dalla citazione di Gaetano Salvemini e al ruolo della critica nel confronto pubblico.
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«E’ stata davvero importante - conclude - perché sposta l’attenzione sulla necessità di avere libertà di critica verso il potere. In aula si è parlato di Gaetano Salvemini, di un libro del 1910, e sono stato accusato e poi assolto per aver citato Salvemini e quindi solo per averlo fatto associandolo a Salvini. Chi ha letto il libro sa cosa Salvemini stava descrivendo, tra l’altro si riferiva a Giolitti: quando si usa la paura, quando si usa il rancore per capitalizzare il consenso politico. Dedico questa vittoria al maestro Gaetano Salvemini che ancora un secolo dopo mette paura al potere».