Qui la copertina della puntata di Extra “Sanità, nel Lazio tempi di attesa sempre più lunghi.”
“Che cosa rende eccellente il sistema sanitario di un paese? Se fosse un sondaggio, probabilmente ognuno di noi avrebbe un ventaglio di risposte da offrire: la capacità di curare chi ha bisogno, la sua gratuità, l'attività di ricerca scientifica sempre protesa al raggiungimento di nuovi traguardi per combattere anche le patologie rare o ancora oggi incurabili.
Ma quando nella nostra quotidianità ci misuriamo con i bisogni concreti, la rosa delle risposte inevitabilmente si riduce: perché il primo livello di soddisfazione per un cittadino che si rivolge alle strutture sanitarie e ambulatoriali del proprio territorio lo si raggiunge quando si riesce a prenotare in tempi rapidi una visita o un intervento specialistico. Più ancora della diagnosi, più ancora della cura efficace o del prestigio internazionale per i premi che spesso anche le equipe italiane vincono in giro per il mondo, noi cittadini, per essere soddisfatti del sistema nazionale che paghiamo con le nostre tasse, vorremmo intanto risposte certe e veloci.
E anche nel Lazio, come in buona parte d'Italia, questo raramente accade perché i tempi di attesa restano sempre troppo lunghi: dicono i dati ufficiali raccolti dalla Regione che nell'arco di quasi un anno, da giugno 2022 a maggio 2023, per gli esami diagnostici con priorità B, cioè da svolgere entro 10 giorni, la media regionale di prestazioni erogate in base alle prenotazioni è passata dal 68,9% al 61,2%, ovvero 7,7 punti percentuali in meno. Per essere a norma, i parametri di legge, invece dicono che questa media dovrebbe essere al 90%, cioè tradotto in termini più semplici 9 visite su 10 dovrebbero avvenire entro 10 giorni da quando si cerca un posto, ma nella realtà così non è e spesso i tempi di attesa sono molto più lunghi.
Dicono sempre i dati ufficiali che la situazione è peggiorata in 9 Asl su 10 e nella Asl di Viterbo, l’unica con una variazione positiva, la differenza è di un modestissimo +0,9%. Nelle Asl di Roma 3, 4, 5 e 6 e nella Asl di Frosinone il calo registrato è a doppia cifra, con il dato più basso per la Asl di Roma con meno 22,7 punti percentuali. Prestazioni molto deludenti anche perché dopo il Covid la Regione Lazio aveva investito più soldi e risorse proprio per cercare di ridurre le liste d'attesa letteralmente esplose durante la pandemia: evidentemente, però, qualcosa non ha funzionato.”
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