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San Camillo Forlanini avvia a Roma un progetto di diagnosi precoce del colon-retto per i 35-49 anni

San Camillo Forlanini avvia a Roma un progetto di diagnosi precoce del colon-retto per i 35-49 anni

ospedale.pixabay

A Roma l'azienda ospedaliera San Camillo Forlanini lancia un nuovo programma dedicato alla diagnosi precoce del tumore del colon-retto nella fascia 35-49 anni. L'iniziativa, intitolata 'Diagnosi precoce del tumore del colon-retto nei giovani adulti', si inserisce in un contesto sanitario in cui la neoplasia è considerata un "big killer": è la seconda più frequente nelle donne e la terza negli uomini in Italia, oltre a rappresentare a livello globale la terza causa di mortalità oncologica. A fronte di un aumento delle diagnosi sotto i 50 anni, il progetto mira a colmare il vuoto lasciato dai programmi di screening del Lazio attivi dai 50 ai 74 anni secondo i Lea.

Perché l'attenzione sui giovani adulti

Negli ultimi anni si registra un incremento significativo di casi di tumore del colon-retto tra i sotto-50. In questo scenario, la diagnosi precoce rappresenta un fattore determinante, perché consente di individuare la malattia quando è ancora in fase iniziale. È su queste basi che nasce l’azione del San Camillo Forlanini, con un focus specifico su una platea che non rientra nei programmi di screening standard della Regione Lazio.

La scelta di concentrare l’attenzione sui 35-49 anni risponde dunque a una necessità concreta: intercettare precocemente lesioni e tumori in una fascia di età non coperta dai percorsi di prevenzione strutturati. L’obiettivo è affiancare il sistema regionale, aggiungendo uno strumento operativo in grado di colmare una lacuna definita dai criteri di accesso ai Lea.

Il progetto del San Camillo Forlanini

Il programma 'Diagnosi precoce del tumore del colon-retto nei giovani adulti' è rivolto alla popolazione di età compresa tra 35 e 49 anni. Si tratta della seconda grande iniziativa di prevenzione integrata della struttura capitolina, dopo il percorso dedicato alla diagnosi precoce del tumore al polmone che, in dodici mesi, ha permesso di individuare numerose neoplasie in stadi iniziali, poi operate e trattate con esito favorevole, come ricordato in una nota.

L’azienda sottolinea che, pur non essendo direttamente coinvolta nei programmi di screening di popolazione previsti dai Livelli essenziali di assistenza, intende contribuire in modo complementare agli sforzi regionali. L’attenzione si concentra su patologie e gruppi demografici che i protocolli ordinari non raggiungono per limiti di età o per criteri di accesso.

Un tassello complementare al sistema di prevenzione del Lazio

Nell’architettura sanitaria del Lazio, i programmi di screening di popolazione rientrano nelle competenze delle Asl. Il San Camillo Forlanini, in quanto azienda ospedaliera, interviene dunque su un piano complementare, rafforzando il sistema con iniziative mirate a intercettare precocemente i casi potenzialmente a rischio tra i cittadini non coperti dalle campagne ordinarie.

Questo approccio integrato valorizza il ruolo delle grandi realtà ospedaliere capitoline, che possono mettere a disposizione competenze cliniche e capacità organizzative per supportare l’intera rete regionale. La finalità è offrire percorsi di prevenzione più capillari, in linea con le esigenze emergenti evidenziate dall’andamento epidemiologico.