Sal Da Vinci torna nel Lazio con due date molto attese: sabato all’Arena del Mare BCC Roma di Sabaudia e martedì 3 settembre alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, ospite del Roma Summer Fest. Sul palco porterà i brani che ne hanno segnato la recente ascesa, insieme alle tracce del nuovo album «Per sempre sì».
Dal debutto alla ribalta
Salvatore Michael Sorrentino, 57 anni, ha costruito il proprio percorso tra gavetta e palcoscenici. Nato a New York nel 1969, con il cuore a Napoli, esordisce a sette anni in duetto con il padre Mario nella canzone «Miracolo ’e Natale», quindi approda giovanissimo a Roma con Carlo Verdone per «Troppo forte». La filosofia resta quella di una carriera paziente e tenace: «Quello che arriva con la gavetta e la sofferenza è più bello». Per Sal Da Vinci «meglio tardi che mai».
La svolta di «Rossetto e caffè» e i trionfi
Nel 2024 «Rossetto e caffè» cambia tutto: un brano autoprodotto che diventa fenomeno su TikTok, colonna sonora di Affari Tuoi e oltre 134 milioni di visualizzazioni su YouTube. Persino l’amico Renato Zero rimane spiazzato: «Gli feci sentire il brano prima che uscisse», ha raccontato Sal Da Vinci al Corriere della Sera. «Mi disse: “La musica è bellissima, ma il testo non mi fa impazzire. Provo a lavorarci io”. Però era incasinato e il tempo passava. Pubblicai lo stesso. Quando lo rividi la canzone volava. Mi guardò: “Sal, non ci ho capito un c...”».
Il seguito è la consacrazione: vittoria al Festival di Sanremo 2026 con «Per sempre sì» e quinto posto all’Eurovision Song Contest, passaggi che ne hanno sigillato lo status di fenomeno pop nazionale.
La scaletta tra Napoli e modernità
Senza rinunciare all’impronta teatrale ed elegante, l’artista intreccia tradizione partenopea e suoni contemporanei, tra arrangiamenti orchestrali, venature funky e ritmi latini. In scaletta, oltre alle hit, spiccano i brani del nuovo album: «Pessimi pensieri» (firmata con Gigi D’Alessio), «Fuga d’amore», «Una lettera e un mazzo di rose» e la bachata «Poesia». Lo sguardo resta grato e misurato: «La mattina mi alzo e prego: “Padre mio, grazie”. Il resto lo devo solo al mio pubblico. A nessun altro».