Nel cuore di Roma, in Vaticano, Leone XIV riceverà oggi alle 11.30 il segretario di Stato americano Marco Rubio, che successivamente incontrerà anche il cardinale Pietro Parolin. Sul tavolo i principali dossier internazionali, dalle tensioni in Iran e Libano alla crisi di Cuba, in un contesto reso più complesso dalle recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump. «Noi con le vittime».
Un incontro cruciale in Vaticano
L’agenda è definita da tempo, ma il clima resta teso dopo i nuovi attacchi del presidente Usa. Rubio arriva a Roma con il mandato di riportare l’attenzione sulle priorità di Washington, mentre la Santa Sede ribadisce il proprio impegno per la pace e per una soluzione negoziata delle crisi aperte.
Le accuse di Trump e le parole del Papa
Nei giorni scorsi Trump ha sostenuto che «al Papa va benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare». Il presidente ha poi aggiunto: «Per quanto riguarda il Papa, è una questione molto semplice: a prescindere dal fatto che io lo renda felice o meno, l’Iran non può possedere un’arma nucleare» e ancora: «È sembrato dire che potessero averla, mentre io affermo che non possono, perché se ciò accadesse, il mondo intero ne rimarrebbe ostaggio, e noi non permetteremo che ciò accada. Questo è il mio unico messaggio».
Dal Vaticano si ricorda la posizione tradizionale della Chiesa contro gli armamenti nucleari. Prevost aveva chiarito: «se qualcuno vuole criticarmi perché annuncio il Vangelo, che lo faccia con verità». All’udienza generale, il Papa ha riaffermato che la Chiesa «è investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono», e, «a partire dal Vangelo», «legge i dinamismi della storia denunciando il male in tutte le sue forme». Resta il richiamo alla «la pace disarmata e disarmante del Cristo Risorto» e alla priorità: «La missione della Chiesa è annunciare il Vangelo, predicare la pace».
La linea della Santa Sede e il ruolo degli Stati Uniti
Il cardinale Parolin ha spiegato che, sull’incontro, «l’iniziativa è partita da loro» e che in Vaticano «ascolteremo lui». Sulle frizioni: «immagino si parlerà di ciò che è successo in questi giorni». Ha quindi difeso l’operato del Pontefice: «Il Papa fa quello che deve fare: il Papa fa il Papa. Quindi attaccarlo in questa maniera o rimproverare quello che fa mi pare un po’ strano, perlomeno». Resta centrale il rapporto con Washington: «Come si fa a prescindere dagli Stati Uniti? Non si può. Nonostante qualche difficoltà, rimangono un interlocutore per la Santa Sede. Anche perché hanno un ruolo in quasi tutte le situazioni che oggi viviamo. Molti Paesi dicono: bisogna che gli Usa intervengano. E noi ne teniamo conto».
Prospettive e metodo: il dialogo
Su possibili contatti diretti tra Papa e presidente, Parolin ha osservato che è «è prematuro, vedremo gli sviluppi» e che il Pontefice «immagino non avrebbe difficoltà ad accettarlo, ci fosse la richiesta di un dialogo diretto». La proposta che la Santa Sede intende ribadire a Marco Rubio resta una sola: «Il dialogo. Questi conflitti non si possono risolvere con la forza, ma vanno trattati attraverso un negoziato: che sia di buona volontà, sincero, in modo che tutte le parti possano trovare punti di convergenza».