RSR Sebastiani Rieti, Pietropaoli: "Cattani ha dato tanto a Rieti. Con me Rieti rimarrà in Serie A"
Un’intervista a tutto campo, capace di toccare sport, economia, prospettive e la passione per la città. Così Roberto Pietropaoli, patron della RSR Sebastiani Rieti, si è raccontato a La Rana nel Pozzo su RietiLife Tv, ospite del direttore Emiliano Grillotti. Pietropaoli ha parlato della costruzione del roster, delle difficoltà economiche di gestire un club ai vertici, del rapporto con la città e della necessità di fare squadra per il futuro. Ecco i passaggi più significativi, con le sue parole spiegate e rilanciate.
Qual è lo stato dell’arte nella costruzione della squadra per la nuova stagione?
“Abbiamo quasi completato la rosa. Mancano il secondo playmaker e il secondo americano. La parte tecnica è affidata al coach Franco Ciani, in cui riponiamo piena fiducia, mentre gli altri aspetti toccano a me”.
Quanto è difficile sostenere economicamente la Sebastiani Rieti in un contesto complesso come quello reatino?
“È un miracolo che la Sebastiani, in due anni, sia arrivata in semifinale. Guardiamo la Fortitudo Bologna: ha una potenza economica sei volte superiore, solo con gli abbonamenti. È normale arrivare dietro certe realtà, ma la fortuna è che nello sport i numeri non sono tutto. Quest’anno siamo arrivati addirittura quarti. Mentre Bologna copre il budget al 70% con le entrate al botteghino, io devo trovare l’80% altrove. Ringrazio gli sponsor, che stanno crescendo, e gli abbonati: quasi tutti quelli dello scorso anno hanno già rinnovato”.
Come vede oggi la posizione della Sebastiani Rieti nel panorama cestistico cittadino?
“Aspettiamo l’ufficialità, ma siamo l’unica squadra della città in Serie A. Giuseppe Cattani ha dato tanto a Rieti e dopo il fallimento della gestione Papalia, ha rimesso in moto il basket. Ora ci sono io, ma il basket reatino deve rimanere nel panorama nazionale”.
Che messaggio vorrebbe mandare ai tifosi della NPC Rieti?
“Sarei felicissimo se decidessero di venire al palazzetto. Li ringrazio uno ad uno. Sono aperto sempre al dialogo: il 13 settembre presenteremo ufficialmente la squadra al PalaSojourner e poi faremo un rinfresco con della pizza. Sono invitati: potremmo chiacchierare e discutere di tutto. Si deve tifare per la Sebastiani e per Rieti, non per il proprietario. Ci può stare che io sia antipatico per alcune persone, ma si deve tifare Rieti, non me”.
Quale sarebbe per lei la partita da sogno?
“Semifinale scudetto contro la Virtus Bologna e batterla”.
Che rapporto serve tra le società e la Federazione per crescere insieme?
“La Federazione deve appoggiare le squadre e le squadre devono fare lo stesso con la Federazione. È un rapporto reciproco”.
Quali sono le priorità per il PalaSojourner in ottica Serie A1?
“Serve una task force per adeguarlo se dovesse esserci la promozione. Udine ha dovuto sistemare 80 posti, da noi ne mancano 500. Quando l’ho trovato era in degrado, ora è un gioiellino. Ma in caso di promozione bisogna agire subito”.
Potrebbe arrivare la Nazionale italiana a giocare al PalaSojourner?
“La Federazione richiede 5mila posti, quindi al momento non penso si possa fare. Puntiamo magari a ospitare qualche raduno giovanile”.
Che appello sente di lanciare alla città e alle istituzioni per il futuro dello sport a Rieti?
“A Rieti serve tornare alla sinergia tra società sportive e Comune. Anni fa avevo creato un tavolo con tutte le realtà cittadine: lì poteva nascere una visione comune. Si deve ripartire da lì. Non basta dire che facciamo la Serie A2. Rieti deve essere unita, lungimirante, aperta. Quando esce il sole, è per tutti. La Sebastiani non basta da sola. Bisogna creare una base, una struttura duratura. I proprietari passano, ma il sistema deve restare. Rieti non va spremuta, va amata. Deve tornare a sognare”.