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Romanina, bomba carta davanti a un ex Inps: indagini sulla pista criminale

Romanina, bomba carta davanti a un ex Inps: indagini sulla pista criminale

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Una bomba carta ha devastato nella notte l’ingresso di un palazzo ex Inps riconvertito in appartamenti in via Vincenzo Manzini, alla Romanina. L’ordigno artigianale è esploso alle 3.56 di venerdì, mandando in frantumi i vetri del portone e danneggiando alcune auto in sosta. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco e polizia, con evacuazione precauzionale di alcuni appartamenti.

L’esplosione in via Vincenzo Manzini

Secondo i primi riscontri, l’ordigno era di tipo comune e assemblato in modo rudimentale, senza elementi di particolare sofisticazione. Il boato ha svegliato i residenti che hanno visto fumo dal portone e richiesto i soccorsi. All’arrivo degli agenti si è ripetuta la consueta dinamica delle testimonianze con la domanda «Ha visto qualcuno?» e la risposta «No, no ma chi ha visto niente».

Le indagini in corso

Le verifiche sono affidate al Commissariato Romanina con il coinvolgimento della Squadra Mobile. Gli investigatori stanno acquisendo le immagini di alcuni sistemi di videosorveglianza nelle vicinanze, poiché nell’area dell’edificio non sono presenti telecamere a ridosso dell’ingresso. L’ipotesi privilegiata è quella di un nuovo atto intimidatorio legato a questioni criminali, mentre si tendono a escludere motivi di natura personale o sentimentale.

Nello stabile, spiegano in zona, sarebbero state notate visite non saltuarie di un «rampollo» di una nota famiglia coinvolta in traffici di droga ed estorsioni. Alcune settimane fa qualcuno avrebbe tentato di incendiare la porta di un appartamento dello stesso immobile, dove il giovane è stato visto entrare e uscire. Al momento il giovane risulta irreperibile. Gli inquirenti ritengono plausibile che chi ha agito sia arrivato in auto e si sia allontanato subito dopo l’accensione della miccia, eludendo le telecamere più lontane.

I precedenti a Roma

La modalità dell’«avvertimento» con ordigni artigianali è ormai diffusa. Ad aprile, tre piccole molotov furono lasciate e fatte esplodere all’Alberone sotto le finestre di un piano terra abitato da Emanuele Fragalà, classe 2000, figlio di Salvatore Fragalà, arrestato dal Ros nel 2019 per un’inchiesta sullo spaccio. Emanuele era stato arrestato a marzo con 100 grammi di hashish. Un altro episodio è stato registrato in via Aspertini a Tor Bella, davanti alla ferramenta riconducibile alla famiglia Vallante.