Dal 7 aprile 2026 scatta una svolta per il mercato romano: la Legge annuale Pmi limita l’uso delle parole “artigianato” e “artigianale” alle sole imprese in possesso della qualifica e iscritte all’Albo. Il provvedimento, sostenuto da Confartigianato Roma, introduce un regime sanzionatorio incisivo con sanzioni fino all’1% del fatturato e un minimo di 25.000 euro per l’uso improprio delle denominazioni.
Cosa prevede la norma
La nuova disciplina chiude un vuoto regolatorio che, secondo l’associazione di categoria, ha alimentato ambiguità e confusione sul mercato. L’accesso alle denominazioni “artigianato” e “artigianale” viene così ancorato a requisiti chiari, mentre le sanzioni economiche puntano a prevenire abusi e a scoraggiare pratiche commerciali fuorvianti.
"La nuova Legge annuale per le Pmi ha così finalmente colmato una lacuna normativa che per decenni ha generato incertezza sul mercato - sottolinea Confartigianato Roma - Il principio ora è scolpito nella norma: l’uso delle denominazioni 'artigianato' e ‘artigianale’ è consentito esclusivamente alle imprese in possesso della qualifica artigiana ai sensi della legge vigente. La novità ha una portata rivoluzionaria per i settori simbolo della manifattura italiana come, ad esempio, l’alimentare, la moda, l’artigianato artistico e tradizionale. In sostanza, si chiude l’era dei ‘furbetti’ che utilizzano il prestigio del termine 'artigianato senza averne titolo. Per garantire che la legge non resti lettera morta, il legislatore ha introdotto un regime sanzionatorio estremamente severo, pensato per scoraggiare qualsiasi tentativo di abuso. Per ogni violazione commessa nell’uso improprio della denominazione, è prevista una sanzione minima di 25.000 euro".
L’impatto su Roma e i controlli
A livello locale il tema è particolarmente sensibile. Nel comparto alimentare della Capitale, tra panificazione, pizzerie al taglio, pasticcerie e gelaterie, Confartigianato segnala una quota rilevante di attività che si definiscono “artigiane” senza averne i requisiti previsti. L’associazione chiederà verifiche mirate a Roma Capitale e al Corpo della Polizia Municipale.
“Fine della concorrenza sleale: vince l’autentica eccellenza dell’artigianato made in Italy - commenta il presidente di Confartigianato Roma, Andrea Rotondo - questa norma riconosce finalmente il valore autentico dei prodotti artigiani e tutela i consumatori che dal 7 aprile avranno la certezza legale che ciò che acquistano come ‘artigiano’ sia effettivamente frutto del lavoro, dell’ingegno e della passione dei nostri imprenditori. A Roma su 6.500 imprese del settore alimentare (Panificazione, Pizzerie al taglio, Pasticcerie e Gelaterie) quelle che presumibilmente si definiscono “artigiane” pur non avendone i requisiti di legge sono 3.300, oltre il 50%. Chiederemo a Roma Capitale, al Corpo della Polizia Municipale di effettuare i dovuti controlli”.
La posizione di Confartigianato Roma
La svolta viene definita dall’associazione come un passaggio decisivo per la tutela del consumatore e per il riconoscimento del lavoro degli artigiani qualificati.
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"C’è una data che segnerà il confine tra l’ambiguità e la trasparenza per migliaia di imprese e milioni di consumatori: il 7 aprile 2026. Da quel giorno, grazie a una battaglia vinta con determinazione da Confartigianato, i termini ‘artigianato’ e ‘artigianale’ non potranno più essere usati con leggerezza o, peggio, in modo ingannevole".