La solidarietà verso chi scappa dalle zone di guerra è un principio nobile e largamente condiviso, ma nessuno tocchi l'alta stagione. È una presa di posizione che fa sicuramente discutere, quella degli albergatori romani fra chi comprende appieno le loro necessità e chi li taccia di cinismo. Fatto sta che dall'inizio delle ostilità in Ucraina, il piano varato in Prefettura per sostenere i profughi ha potuto contare sulla disponibilità di almeno 40 strutture alberghiere di Roma e del Lazio per accogliere circa 3000 persone. Una sistemazione temporanea che doveva far guadagnare tempo alle istituzioni per organizzarsi con i centri di assistenza straordinaria. Solo un centinaio però ad oggi hanno lasciato gli hotel, mentre per tutti gli altri i tempi si stanno allungando ben oltre i 30 giorni previsti. Mancano i posti e le strutture da adibire a centri di accoglienza, malgrado la Prefettura abbia elaborato un protocollo con diverse agevolazioni economiche. "Gli albergatori non si sono tirati indietro durante la pandemia e neanche di fronte alla guerra" ha ribadito Giuseppe Roscioli di Federalberghi Roma, "ma se la situazione dovesse perdurare bisognerà affrontare il problema".