Soldi per falsificare contratti di lavoro ai migranti e fargli ottenere il visto. È finito in manette un 50enne di Roma che avrebbe costruito un vero e proprio sistema illegale di falsi rapporti di lavoro per favorire l’ingresso di stranieri in Italia. Un business da circa 800mila euro, conto approssimativo basato su 115 pratiche accertate, ma che potrebbe essere ancora più alto. In sei anni avrebbe presentato oltre mille istruttorie. Un servizio che costava 7mila euro a nullaosta.
Roma, soldi per falsificare contratti di lavoro ai migranti: business da 800mila euro. Arrestato 50enne romano
Il 50enne romano, è ritenuto dagli investigatori il fulcro di un articolato meccanismo di frode che, attraverso la produzione di documenti falsi, ha aggirato per anni la normativa sull’immigrazione e sul soggiorno degli stranieri in Italia. Il tutto utilizzando dati di imprenditori all'oscuro di tutto. A far partire le indagini è stata proprio la denuncia di uno degli imprenditori vittime del sistema fraudolento.
L'uomo, già iscritto all’albo dei ragionieri e successivamente radiato, è stato arrestato dalla Polizia di Stato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso ideologico in atto pubblico.
Le indagini
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Commissariato Anzio Nettuno, coordinati dalla Procura di Velletri, l’uomo aveva messo in piedi un’attività illecita che gli avrebbe fruttato circa 800 mila euro. Il suo “business” consisteva nel falsificare la documentazione necessaria per ottenere i nullaosta al lavoro subordinato, indispensabili per richiedere il visto d’ingresso in Italia presso le Ambasciate dei Paesi di origine.
Il faccendiere da 7mila euro a pratica
Il faccendiere, accreditato come “soggetto inseritore” nelle piattaforme informatiche delle Prefetture, inseriva pratiche in cui figurava come datore di lavoro oppure utilizzava i dati di imprenditori ignari, falsamente associati ai contratti. Per ogni nullaosta, chiedeva ai cittadini stranieri una somma di circa 7.000 euro.
Le indagini hanno permesso di accertare che, solo di recente, erano 115 le pratiche con falsi accertati. Dal 2018 a febbraio 2024, l’uomo avrebbe presentato complessivamente oltre 1.300 istruttorie con le stesse modalità fraudolente.
La pratica era inoltre abbinata alla formalizzazione di cessione di fabbricato che, nel corso delle indagini, si sono dimostrate ugualmente prive di riscontro e, quindi, inserite in un percorso del falso fraudolento che aveva generato un sistema elusivo della normativa in materia di soggiorno sul territorio nazionale.
La denuncia dell'imprenditore
Le indagini hanno preso avvio dalla denuncia di un imprenditore che ha disconosciuto un rapporto di lavoro perfezionato con l’azienda di sua proprietà a favore di un soggetto straniero. A conclusione dell’attività investigativa, gli agenti del Commissariato Anzio-Nettuno hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Velletri.