Lo smog a Roma continua a destare preoccupazione, con livelli di biossido di azoto (NO₂) che superano i limiti stabiliti dall’Unione Europea. I dati del rapporto 2024 dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) confermano come il traffico veicolare, in particolare i motori diesel, sia una delle principali fonti di emissioni nocive. La zona di Eur Fermi ha registrato una media annuale di 44 µg/m³, oltre la soglia consentita di 40 µg/m³, mentre l’area di San Giovanni ha toccato il limite massimo. Anche altre zone della città, pur con valori inferiori, mostrano concentrazioni elevate. La situazione diventa ancora più critica considerando che entro il 2030 i limiti UE si ridurranno a 20 µg/m³, rendendo necessarie misure drastiche per la riduzione dell’inquinamento.
Zone a rischio smog della Capitale: le aree critiche del 2024
Il rapporto ISPRA ha evidenziato come lo smog non colpisca in modo uniforme tutta la città. I dati mostrano che la zona di Eur Fermi ha mantenuto costantemente valori superiori ai limiti di legge per tutto il 2024, con una media di 44 µg/m³ di biossido di azoto. Anche l’area di San Giovanni, in prossimità di Largo Magna Grecia, ha raggiunto i 40 µg/m³, valore massimo consentito dalle normative europee.
Altri quartieri della Capitale presentano livelli di inquinamento inferiori, ma comunque significativi. Corso Francia ha registrato 34 µg/m³, la zona della Tiburtina 32 µg/m³, mentre il centro storico e l’area intorno a via Arenula hanno mostrato concentrazioni di 28 µg/m³. Nel quartiere Pigneto, i livelli di biossido di azoto sono stati pari a 24 µg/m³, mentre nel centro di Fiumicino si è registrata una media di 25 µg/m³.
Roma figura tra le città italiane con il più elevato traffico veicolare, insieme a Milano, Torino, Napoli, Genova, Palermo e Catania. Il continuo flusso di veicoli, specialmente nelle ore di punta, contribuisce all’accumulo di smog nell’aria, compromettendo la qualità dell’aria respirata dai cittadini.
Normative e nuovi limiti: il target del 2030
Attualmente, la normativa dell’Unione Europea stabilisce un limite di 40 µg/m³ per il biossido di azoto, ma entro il 2030 questa soglia verrà dimezzata a 20 µg/m³. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), tuttavia, indica come valore guida ideale i 10 µg/m³, considerandolo il livello più sicuro per la salute pubblica.
Negli ultimi dieci anni si è osservato un lento ma costante miglioramento della qualità dell’aria nella Capitale, con una riduzione graduale delle emissioni inquinanti. Tuttavia, l’attuale tendenza non è sufficiente per raggiungere i nuovi obiettivi imposti dall’UE nei tempi stabiliti.
Durante il lockdown del 2020, il blocco della mobilità aveva portato a un drastico calo dei livelli di smog, dimostrando come la riduzione del traffico possa incidere significativamente sulla qualità dell’aria.
Polveri sottili e intrusioni di sabbia sahariana
Oltre al biossido di azoto, un altro inquinante monitorato è il particolato atmosferico, in particolare le polveri sottili PM10. La normativa europea prevede un limite giornaliero di 50 µg/m³, che non deve essere superato per più di 35 giorni all’anno. Nel 2024, la zona della Tiburtina ha registrato una media di 27 µg/m³ di PM10, rimanendo entro i limiti. Tuttavia, in alcune aree del Lazio, come la Valle del Sacco e il polo industriale di Colleferro, si sono osservati superamenti significativi della soglia consentita.
Un fattore che contribuisce all’aumento temporaneo delle polveri sottili è l’intrusione di sabbia proveniente dal deserto del Sahara. Questi eventi meteorologici, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, incrementano i livelli di PM10 nell’aria. La Direttiva Europea sulla qualità dell’aria (2008/50/CE) consente di escludere questi giorni dal calcolo del superamento dei limiti, ma resta il problema dell’esposizione della popolazione a concentrazioni elevate di particolato.
Impatto sulla salute
Secondo l’OMS, l’esposizione prolungata agli inquinanti atmosferici è direttamente correlata a patologie cardiovascolari, respiratorie e a un aumento del rischio di tumori. Gli studi epidemiologici confermano che anche a basse concentrazioni di inquinanti si possono osservare effetti dannosi sulla salute.
Per questo motivo, la Commissione Europea ha introdotto il Piano d’Azione per l’Inquinamento Zero, con l’obiettivo di ridurre del 55% gli effetti nocivi dell’inquinamento atmosferico entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005.