Un'inchiesta della Dda di Roma, con il pm Carlo Villani, ha portato all’arresto di sei persone, tra cui una minorenne, per sequestro di persona a scopo di estorsione al termine di un’indagine lampo. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe agito nella zona di Torrenova, minacciando due cittadini nordafricani con un’arma da fuoco e un coltello.
Il sequestro e la richiesta di riscatto
Il 28 aprile due uomini sono stati prelevati con la forza dalla loro abitazione per una presunta sottrazione di alcune migliaia di euro. Durante il sequestro, i rapitori avrebbero effettuato una videochiamata con un complice poi arrestato, che avrebbe indicato di aprire il fuoco contro le vittime, alle gambe per uno e alla testa per l’altro. I due sequestrati sono stati trasferiti nella cantina di un’abitazione a Torrenova, dove sono stati legati mani e piedi, minacciati di morte e chiusi con un lucchetto. Contestualmente sarebbe stato chiesto al fratello di una delle vittime un riscatto tra 4 e 5 mila euro. I sequestratori avrebbero intimato al familiare: «Tuo fratello sta qui, ma fra un'ora se non vieni con i soldi... 4-5mila euro; tuo fratello non ci sarà più».
L’intervento e le indagini
L’allarme è partito proprio dal familiare, che ha avvisato la polizia. Gli agenti sono intervenuti nel luogo fissato per la consegna del denaro, un bar, liberando le vittime a poche ore dai fatti e arrestando in flagranza quattro persone, tra cui la minorenne trovata con una pistola con il colpo in canna. Due giorni più tardi un altro indagato si è presentato spontaneamente in commissariato e ha confessato la propria partecipazione. L’analisi delle immagini di videosorveglianza ha inoltre consentito di identificare l’autista della banda, una donna di 55 anni.
Le misure cautelari
Il gip ha disposto gli arresti domiciliari per l’indagato che ha confessato e la custodia cautelare in carcere per la 55enne, richiamando «la gravità della condotta e la spregiudicatezza mostrata». Per la donna il giudice ha evidenziato «l'elevatissimo rischio di recidiva» e il ruolo rilevante in «un'azione delittuosa gravissima ideata da ragazzi giovanissimi». Le indagini coordinate dalla Dda di Roma proseguono per delineare l’intera catena delle responsabilità.