A Roma è boom di diagnosi HIV: perché i nostri giovani sono in pericolo e cosa dobbiamo sapere
Ospite in collegamento: dott.ssa Marta Giuliani, psicologa, psicoterapeuta e sessuologaMentre si continua a discutere su "educazione sessuale a scuola sì o no?", c'è un dato allarmante che arriva dall'ultimo rapporto dell'Istituto Superiore di Sanità: aumentano in maniera significativa le diagnosi di HIV e AIDS. A detenere il primato in Italia è Roma con numeri che superano di gran lunga la media delle altre città italiane.
Qualche numero nel dettaglio: nel 2024 nella nostra Regione si sono contate 361 nuove diagnosi con un aumento del 4% rispetto all’anno precedente; sono 331 le diagnosi che riguardano residenti nel Lazio. Ancora più nel dettaglio, emerge come Roma sia una delle città con l’incidenza più alta per Hiv e Aids: rispettivamente con 6,3 ogni 100mila abitanti e circa 1,50.
Perché è importante concentrarsi sui giovani?
Un boom di casi che attira inevitabilmente l'attenzione sulle nuove generazioni: solo qualche tempo fa avevamo approfondito il tema legato alle infezioni sessuali tra i giovani, dei rischi che si corrono quando c'è poca consapevolezza e soprattutto poca conoscenza. Sì, perché si ha come la sensazione che giovani e giovanissimi abbiano oggi poca considerazione del pericolo: "Il sentirsi un po' onnipotenti è una caratteristica tipica della gioventù - ha spiegato Marta Giuliani -; però questi sono numeri che vanno considerati a più ampio spettro. Le generazioni odierne hanno strumenti diversi rispetto al passato, penso al web e ai contenuti erotici, che danno risposte immediate ma spesso dannose. Pensiamo al porno, i giovani possono accedervi già a 11 anni, ma quali sono gli effetti? Soprattutto false aspettative e in molti casi anche messaggi sbagliati".
L'importanza dell'educazione sessuo-affettiva nella scuole: 9 giovani su 10 la chiedono
Il tema dell'educazione sessuale come materia scolastica è, del resto, profondamente sentito tra gli studenti: nel 2025, il 90% di loro ne ha chiesto l’introduzione tra le materie curriculari. E anche le famiglie mostrano pieno sostegno: circa il 78,6% dei genitori si dichiara favorevole, con il 45,3% che esprime la necessità di avviare i programmi già nella scuola media.
C'è, però, una fetta consistente della nostra società e delle nostre istituzioni che non è favorevole perché ritiene che l'educazione su questi temi dovrebbe avvenire a casa. Ma siamo sicuri che i giovani siano propensi a parlarne con mamma e papà?
Certamente non tutti: il 23,6% dei giovani dichiara di aver avuto il primo rapporto sessuale tra gli 11 e i 14 anni, ma circa la metà non si sente a proprio agio a trattare il tema in famiglia. La percentuale di ragazzi che non parla di sessualità con i genitori è salita dal 37% del 2024 al 49% nel 2025. Per informarsi, il 53,2% ricorre a internet, rischiando l’accesso a contenuti inaccurati o potenzialmente dannosi.