Roma amplia la rete degli autovelox, ma i verbali calano in modo netto. Nel 2025 gli incassi dalle sanzioni rilevate dai dispositivi sono scesi da 4,8 a 2,3 milioni di euro, un crollo pari al 52% rispetto all’anno precedente.
La fotografia dei numeri
Secondo un’analisi di Quattroruote sul 2025, la Capitale contava 117 autovelox, seconda dietro Torino (121), per poi accelerare con ulteriori 13 installazioni entro giugno, raggiungendo quota 130. Nel report che i Comuni inviano ogni anno entro fine maggio al Ministero dell’Interno emerge però una tendenza opposta: le entrate da sanzioni rilevate dagli autovelox risultano più che dimezzate.
Il nodo dell’omologazione
La contrazione può avere una spiegazione tecnica, oltre che comportamentale. Assoutenti segnala che in città «Tre dispositivi su quattro in attesa di omologazione», pari al 71% dei rilevatori. Il decreto del Mit che definisce in modo puntuale omologazione, taratura e posizionamento non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, sebbene abbia già ricevuto l’ok dell’Unione europea. Il provvedimento fissa un discrimine temporale: per gli apparati antecedenti al 2017 è previsto un nuovo collaudo, mentre quelli successivi risultano già conformi. Regole chiare sono considerate decisive per rendere i verbali più solidi nei confronti dei ricorsi, che in assenza di paletti tecnici tendono a essere accolti. Proprio per evitare l’annullamento delle sanzioni, diversi Comuni avrebbero scelto di limitare l’uso effettivo dei rilevatori.
Deterrenza e sicurezza sulle strade
Accanto agli aspetti amministrativi, in città si registra anche un effetto deterrente. Fonti capitoline richiamano l’esperienza della Galleria Giovanni XXIII sull’Olimpica: dopo l’installazione del tutor e un avvio con circa 1.500 verbali al giorno, la velocità media si è ridotta e i passaggi sanzionati sono ormai residuali, con benefici anche sul fronte degli incidenti. Un segnale che, dove i controlli sono certi e continuativi, il rispetto dei limiti può consolidarsi.