Lorenzo Pellegrini incarna, al di là delle polemiche e delle critiche che ciclicamente lo accompagnano, una romanità autentica, quella fatta di appartenenza, passione e senso del dovere. In un calcio sempre più globalizzato e distaccato dalle radici, lui rappresenta un legame raro con la città, con la maglia e con la storia della Roma. Cresciuto nel vivaio giallorosso, Pellegrini ha vissuto tutte le sfumature del suo rapporto con l’ambiente romano: l’esaltazione, la delusione, l’amore e persino la diffidenza di una parte della tifoseria.
Roma, Pellegrini: è la strada giusta
Criticato quando la squadra non gira, esaltato nei momenti di gloria, Pellegrini ha sempre mantenuto un atteggiamento sobrio, quasi silenzioso, rispondendo con il lavoro e la continuità. Non è il giocatore che fa rumore, ma quello che tiene unito il gruppo, che sa cosa significa indossare la fascia di capitano della Roma, un simbolo pesante e prezioso.
Con l’arrivo di Gian Piero Gasperini, la sua figura ha ritrovato centralità. Il tecnico, noto per la sua intensità tattica e la valorizzazione dei centrocampisti dinamici, sembra aver trovato in Pellegrini un elemento perfetto per il suo sistema: un giocatore intelligente, capace di muoversi tra le linee, di pressare alto e di inserirsi con tempi giusti. Gasperini, che conosce bene il valore della disciplina e della dedizione, ha ridato a Lorenzo quella libertà controllata che gli permette di esprimere al meglio il suo talento.
Il nuovo Pellegrini appare più sereno, più concreto, meno schiacciato dal peso delle aspettative. Non è più soltanto il “capitano romano” che deve incarnare un’identità, ma un centrocampista completo, utile alla squadra e rispettato nello spogliatoio.
E forse è proprio questa la sua forza: rappresentare la Roma senza farsene travolgere. Pellegrini resta il volto di una romanità moderna, meno istintiva e più consapevole, ma ancora profondamente legata ai valori di appartenenza e sacrificio. In un calcio che cambia rapidamente, la sua fedeltà alla maglia e la sua rinascita con Gasperini sono la testimonianza che, a volte, essere “di Roma” non significa solo nascere qui, ma saperla portare dentro, con orgoglio e silenziosa determinazione.
"Io sto qua da dieci anni, poche volte ho visto la Roma così e secondo me siamo sulla strada giusta. Poi è normale, bisogna dare il tempo giusto alle cose. Per poter apprendere ciò che ci chiede il mister. Io sono convinto che questa sia la strada giusta".