Il Comune di Roma si prepara a varare un nuovo regolamento sugli affitti brevi, tema che da tempo genera tensioni tra residenti e operatori turistici. Il 17 settembre è previsto il primo incontro del tavolo di lavoro incaricato di affrontare la questione, con la partecipazione di assessorati e commissioni competenti. Al centro della discussione c’è la proposta di fissare una quota massima di appartamenti destinati a uso turistico all’interno di ciascun condominio, fissata tra il 25 e il 30%. L’iniziativa punta a contrastare la saturazione di quartieri storici e a tutelare la vivibilità urbana. Parallelamente, un gruppo di esperti della Sapienza di Roma fornirà analisi scientifiche per individuare le aree più critiche e proporre interventi mirati.
Affitti brevi a Roma: il fenomeno e i numeri in crescita
Il fenomeno degli affitti brevi ha assunto dimensioni considerevoli negli ultimi anni, trasformando l’assetto abitativo della capitale. Attualmente si contano oltre 25.000 alloggi destinati all’ospitalità turistica, per un totale di circa 75.000 posti letto. La cifra supera di gran lunga la disponibilità offerta dagli alberghi tradizionali, che raggiungono poco più di mille strutture con circa 11.200 posti letto.
A questi si aggiungono 1.286 bed and breakfast non imprenditoriali, spesso stanze di appartamenti abitati dai proprietari. Il confronto evidenzia l’impatto degli affitti brevi sul mercato immobiliare romano, soprattutto nei rioni centrali, dove la pressione turistica ha modificato la residenza stabile e aumentato i prezzi degli affitti a lungo termine.
Il tavolo di lavoro e il ruolo delle istituzioni
Il tavolo di confronto sugli affitti brevi coinvolge diversi assessorati comunali: Urbanistica, Turismo, Casa e Politiche Sociali, oltre ai presidenti delle rispettive commissioni capitoline. Il principio guida, ribadito in una memoria di giunta, è il “governo del territorio”, riconosciuto dalla giurisprudenza come prerogativa dei Comuni rispetto all’iniziativa privata.
La finalità principale consiste nel salvaguardare l’identità storica e sociale dei quartieri, evitando che la residenza turistica prevalga sulle abitazioni ordinarie. Le decisioni verranno supportate dai dati scientifici elaborati dal gruppo coordinato da Filippo Celata, docente di Geografia economica alla Sapienza, incaricato di mappare le zone a maggiore densità di locazioni turistiche.
Proposte per la regolamentazione degli alloggi turistici
Tra le misure allo studio figura l’introduzione di un tetto massimo di appartamenti a uso ricettivo all’interno dei condomini. La quota, fissata tra il 25 e il 30%, dovrebbe impedire che interi edifici vengano convertiti in strutture turistiche, mantenendo un equilibrio con le esigenze dei residenti.
L’esperienza di quartieri come Testaccio, dove un controllo sulle licenze commerciali ha preservato il tessuto locale, viene indicata come modello da replicare. Al contrario, aree come Trastevere, Monti ed Esquilino risultano ormai fortemente segnate dalla presenza di case vacanze, con ripercussioni sul commercio di prossimità e sulla disponibilità di abitazioni per le famiglie.
Criticità e ulteriori interventi proposti
Oltre al limite per i condomini, il presidente della commissione Casa, Yuri Trombetti, ha avanzato l’idea di bloccare la vendita di case popolari destinate successivamente ad affitti brevi. Esempi come quello di via Cavour, dove numerosi alloggi Ater venduti nei primi anni Duemila sono oggi occupati quasi esclusivamente da turisti, mostrano il rischio di perdita del patrimonio residenziale.
Le società specializzate in locazioni turistiche riescono a superare facilmente le offerte delle famiglie durante le aste pubbliche, alterando l’accesso all’edilizia popolare. Le nuove regole intendono quindi contrastare la speculazione immobiliare e ristabilire un equilibrio tra accoglienza turistica e diritto alla casa.