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Roma, negli ospedali del Lazio code e pazienti in barella al pronto soccorso: ma non è il Covid

File interminabili, pazienti in attesa per ore, in alcuni casi anche giorni. Letti integrati da barelle, perché mancano i posti dove far aspettare chi è in fila per essere visitato. I pronto soccorso del Lazio sono in affanno, ma il Covid non c’entra. Le scene sono simili a quelle viste quando il virus riempiva gli ospedali della Regione, ma il problema, questa volta, è l’assenza di personale.

In alcuni casi c’è un medico per ogni 30 pazienti, in altri un pronto soccorso che potrebbe trattarne 60 si ritrova al suo interno 120 persone. E allora molti ospedali sono costretti a dirottare medici di altri reparti e con diverse specializzazioni nei Pronto soccorso. Nel frattempo c’è chi si organizza per cercare di rendere meno difficoltosa l’interminabile attesa.

L’ospedale Sant’Andrea ha ordinato una “fornitura in urgenza di 10 barelle” per integrare i posti letto che mancano. Meno medici ci sono e più le file si allungano. “Il totale del personale medico mancante è pari a 357 medici di Pronto Soccorso nel Lazio”, ha quantificato Cittadinanzattiva.

Guido Coen Tirelli, segretario laziale del sindacato Anaao Assomed ha invece scritto una lettera indirizzata all’assessore alla Sanità Alessio D’Amato e riportata dal Il Tempo, denunciando il mancato avviamento delle procedure di stabilizzazione dei medici. L’altro problema, secondo il sindacato, è il blocco delle procedure concorsuali già avviate e spesso concluse. Intoppi che paralizzano l’intero sistema.