Un maxi sequestro preventivo di beni e valori per oltre 24 milioni di euro smaschera un presunto sistema di frode fiscale strutturato e ramificato, attivo per anni nel cuore dell’economia romana. È quanto stanno eseguendo i Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, su delega della Procura della Repubblica, in forza di un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Roma – Sezione GIP – nell’ambito di un’inchiesta su emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazioni infedeli e indebita compensazione di crediti fiscali inesistenti.
Roma, maxi sequestro da 24 milioni: smantellato presunto sistema di frodi fiscali e società “cartiere”
Il provvedimento riguarda in via principale 21 persone giuridiche, ritenute beneficiarie del profitto illecito. Qualora i beni riconducibili alle società non risultassero sufficienti a coprire l’intero importo, il sequestro potrà estendersi anche a 31 persone fisiche, indiziate a vario titolo di aver preso parte al sistema fraudolento.
Le indagini, condotte dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, avrebbero portato alla luce un complesso meccanismo di evasione fiscale e contributiva attivo tra il 2019 e il 2022, riconducibile secondo gli investigatori a un gruppo criminale facente capo a un imprenditore romano.
Il meccanismo fraudolento
Il meccanismo fraudolento si sarebbe fondato sul ricorso sistematico all’indebita compensazione di crediti fiscali inesistenti. Al centro della presunta frode, l’utilizzo sistematico all’indebita compensazione di crediti fiscali inesistenti per circa 11 milioni di euro, generati attraverso una rete di società intestate a prestanome e attive in diversi settori economici.
A quanto emerso, i crediti fittizi sarebbero stati creati mediante l’emissione di fatture per operazioni inesistenti per un valore complessivo superiore a 12,5 milioni di euro. Le cosiddette società "cartiere” presentavano false dichiarazioni IVA per generare crediti fittizi, poi trasferiti ad altre imprese riconducibili allo stesso dominus occulto attraverso simulate cessioni di rami d’azienda.
Secondo il quadro investigativo delineato a ciò si sarebbe aggiunto un sistematico ricorso alla somministrazione illecita di manodopera, occultata dietro rapporti commerciali meramente fittizi.