Arte, natura e sostenibilità si incontrano a Roma nel cuore dell’Aventino, trasformando due storici giardini romani in spazi di riflessione e meraviglia. Con Openbox: Albero d’Artista, la scultura contemporanea esce dai luoghi chiusi dell’esposizione per dialogare con il paesaggio, invitando il pubblico a guardare agli alberi non solo come elementi naturali, ma come simboli potenti di vita, resilienza e futuro.
Roma, l'Aventino si illumina con le installazioni artistiche di Openbox Albero d'Artista
Ospitata fino al prossimo 8 febbraio nei Giardini di Piazza Albina e nei Giardini di Sant’Alessio, la sesta edizione di Openbox: Albero d’Artista è un progetto espositivo dell’Associazione Amici dell’Aventino*Ets, promosso con il Municipio I Roma Centro. La rassegna pone al centro il dialogo tra arte contemporanea e contesto paesaggistico, offrendo agli artisti la possibilità di esporre le proprie opere in uno scenario di straordinario valore storico e naturale.
Un filo rosso lega questa edizione alla precedente AventinoforFuture: il tema della sostenibilità e delle trasformazioni climatiche, con i loro profondi riflessi ambientali, economici e sociali. L’albero, protagonista simbolico e reale del progetto, è elemento chiave dell’equilibrio ecologico. Ma è anche un archetipo universale, immagine di vita, crescita e connessione tra il mondo materiale e quello spirituale, emblema di resilienza e continuità.
In questa prospettiva, l’Associazione Amici dell’Aventino rilancia l’attenzione sul progetto “Riforestiamo Roma!”, un piano ambizioso per restituire alla città alberi e arbusti capaci di mitigare le temperature, migliorare la qualità dell’aria, ridurre l’inquinamento e contrastare le isole di calore, restituendo al contempo decoro e bellezza agli spazi urbani.
Giardino di Piazza Albina
Al centro del giardino, tra gli olmi, prende forma un’unica installazione site-specific: un grande albero di Natale che diventa opera collettiva, decorato con i lavori degli artisti. I Cubi le scatole di Fabio Maria Alecci, i Fruits di Nina Eaton e In golden cage di Susanne Kessler dialogano tra i rami con i Bersagli i pesci di Gianluca Esposito, gli Adoratores di Samuele Vesuvio e i Rami di pianeti di Paul Wiedmer, dove pianeti immaginari brillano confondendosi con quelli dell’abete.
Giardino di Sant’Alessio
All’interno delle mura protette del giardino trovano spazio le installazioni individuali. Fabio Maria Alecci presenta I moscerini, creature grottesche realizzate con materiali di recupero e adagiate sui rami contorti di un ficus. Gianluca Esposito, con La fisica del mondo quando brucia, utilizza fiammiferi racchiusi in una gabbia-edicola per evocare una natura alterata dall’incuria umana e segnata da eventi climatici sempre più estremi.
Nina Eaton, con Wallflower, esplora il colore come elemento progettuale e scenografico, lasciando spazio al mistero dell’ignoto. Samuele Vesuvio costruisce un boschetto abitato dai VulcanoShùshén, figure sospese tra mito e natura, simboli di resilienza, migrazione e adattamento. Paul Wiedmer, infine, propone Ospiti, uno scambio reciproco di doni. Ospiti di alberi che sono a loro volta gli ospiti dell’arte e dell’uomo, “accogliere l’altro che viene farsi abitare dall’altro custodendolo persino nella sua eccentricità e stravaganza” (Jacques Derrida).