Roma, la carenza di medici di base sta raggiungendo livelli allarmanti, soprattutto nei quartieri periferici. Secondo i dati diffusi dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg), mancano all’appello circa 300 professionisti, lasciando scoperti circa 300.000 assistiti. Le zone più colpite sono il Trullo, Dragona, Acilia, Tor Bella Monaca, Torre Angela e Torrenova. La situazione si aggrava ogni giorno: i medici in pensione non vengono rimpiazzati e la popolazione, in particolare anziani e malati cronici, si trova priva di un punto di riferimento per le cure primarie. A pesare sono la mancata pubblicazione delle zone carenti, l’attesa per la riforma nazionale della professione e l’assenza di un piano strutturato per fronteggiare l’emergenza.
Grave carenza di medici di base nelle periferie romane
Le zone periferiche della Capitale soffrono una pesante riduzione della presenza di medici di medicina generale. Quartieri come Trullo, Acilia, Torrenova, Torre Angela e Tor Bella Monaca risultano ormai privi di copertura sanitaria. La Fimmg stima che il numero di medici mancanti si attesti intorno ai 300.
Considerando che ogni medico può assistere in media tra 1.000 e 1.500 pazienti, la carenza colpisce direttamente circa 300.000 cittadini. I residenti, spesso anziani o affetti da patologie croniche, sono costretti a spostarsi anche di molti chilometri per ricevere assistenza, compromettendo il diritto alla salute garantito dalla Costituzione.
Assenza di programmazione e mancato aggiornamento delle zone carenti
La mancata pubblicazione da parte della Regione Lazio dell’elenco aggiornato delle zone carenti ha contribuito a congelare la situazione. L’ultimo atto ufficiale risale all’agosto 2024 e prevedeva soltanto cinque nuovi incarichi nella Capitale, insufficienti rispetto al fabbisogno reale.
Questa lacuna amministrativa ha impedito l’inserimento di nuovi professionisti nel sistema sanitario locale, aggravando il problema della continuità assistenziale. Intanto, i professionisti prossimi alla pensione non trovano sostituti, mentre quelli già andati in quiescenza lasciano intere comunità senza riferimenti sanitari. Il vuoto normativo si scontra con una realtà dove la richiesta di cure primarie è in costante aumento.
Incarichi temporanei e soluzioni tampone inefficaci
Per fronteggiare l’emergenza, le Aziende Sanitarie Locali hanno attivato incarichi provvisori, affidati soprattutto a giovani professionisti o a chi si rende disponibile anche oltre l’età pensionabile. Tuttavia, questa misura si è rivelata inadeguata. Gli incarichi a tempo determinato non garantiscono stabilità e continuità assistenziale, fondamentali per una medicina territoriale efficace.
Secondo la Fimmg, affidarsi a soluzioni temporanee non consente di costruire una rete sanitaria duratura. Un esempio emblematico riguarda un medico già in pensione, richiamato in servizio per seguire i suoi pazienti, ma poi gravato anche degli assistiti di un collega dimissionario. Questo tipo di gestione, definita “paradossale” dagli stessi addetti ai lavori, rischia di compromettere ulteriormente la qualità dell’assistenza.
Mancanza di dialogo istituzionale e ritardi nella riforma
La Federazione dei medici accusa la Regione Lazio di un’insufficiente collaborazione e della mancata firma del contratto integrativo. Nei due anni recenti, gli incontri tra le parti sono stati pochi e inconcludenti. Nel frattempo, la riforma nazionale della medicina generale è ancora in attesa di attuazione, mentre la popolazione continua a crescere e invecchiare.
L’assenza di un piano condiviso tra enti locali e professionisti sanitari blocca ogni possibilità di miglioramento. La medicina territoriale, pensata per garantire prossimità e prevenzione, rischia di trasformarsi in un sistema emergenziale, dipendente dalla disponibilità individuale dei singoli medici.