Il verde di Roma cambia colore. Dopo oltre due mesi con pochissime piogge, nei parchi della Capitale prevalgono ormai il giallo e il marrone. Alberi, prati e aiuole hanno pagato il prezzo di un'estate segnata da caldo e siccità.
Giovedì è atteso un cambio di scenario, con piogge e temperature sotto i 30 gradi. Ma per il Campidoglio la vera sfida è prepararsi alle prossime estati, perché condizioni simili potrebbero diventare sempre più frequenti.
Si punta innanzitutto sull'acqua. Il Comune ha censito 88 pozzi del Dipartimento Ambiente, ai quali se ne aggiungono una quarantina gestiti da altre strutture capitoline. L'obiettivo è riattivarne i primi 19 entro settembre e arrivare, nel tempo, a 150, utilizzandoli per irrigare parchi, giardini e aiuole.
E su questo fronte le altre capitali europee hanno già avviato strategie precise.
Parigi punta ad aumentare gli spazi verdi e sta piantando migliaia di nuovi alberi, privilegiando anche specie più resistenti al cambiamento climatico. Nei parchi vengono utilizzati sistemi di irrigazione a goccia e sensori che attivano l'acqua solo quando il terreno ne ha bisogno.
Londra, con circa 8 milioni di alberi, ha invece mappato il patrimonio arboreo per individuare le specie più adatte alle nuove condizioni climatiche. I giovani alberi vengono controllati e irrigati con sistemi che portano l'acqua direttamente alle radici.
A Madrid sono oltre 650 mila gli alberi censiti, con informazioni su specie, età, posizione e condizioni. La città ha inoltre fissato un obiettivo di 100 mila nuove piantumazioni.
Tecnologie e programmazione, dunque, per affrontare un problema che Roma conosce bene. E che, curiosamente, gli antichi romani avevano già intuito: più ombra significa meno calore. Strade strette e edifici ravvicinati permettevano di limitare l'esposizione al sole.
Oggi gli strumenti sono diversi, ma la sfida è la stessa: più alberi, più ombra e meno superfici che accumulano calore. Perché proteggere il verde, con estati sempre più torride, significa anche proteggere Roma.